A Stefania Sandrelli basta una frase per trasformare una festa privata in un piccolo manifesto sul cinema che cambia. «Faccio un film con Paola Cortellesi, una gran donna, poi chiudo con il cinema», ha detto l’attrice, senza toni drammatici e senza nostalgia dichiarata, durante un incontro all’aeroporto di Fiumicino organizzato dall’imprenditore Sandro Bottega per festeggiare i suoi 80 anni.
L’ultimo set
Il progetto con Cortellesi non ha ancora una trama resa pubblica. Proprio per questo l’annuncio pesa più del dettaglio produttivo: è la scelta di una delle ultime grandi interpreti del cinema italiano di fissare un confine. Prima, però, Sandrelli sarà anche nel nuovo film di Massimiliano Bruno, un remake di Funeral Party, con un cast corale nel quale figura anche Diego Abatantuono.
La decisione arriva dopo una carriera cominciata prestissimo. Nata a Viareggio il 5 giugno 1946, Sandrelli ha iniziato a recitare da adolescente, entrando nel cinema quando aveva appena 15 anni. Le prime apparizioni risalgono al 1961, tra Gioventù di notte di Mario Sequi e Il federale di Luciano Salce, accanto a Ugo Tognazzi.
Il cinema che non c’è più
Nel suo racconto non c’è amarezza, ma una constatazione netta. Sandrelli guarda alla chiusura delle sale, ricorda la sua Viareggio con i cinema liberty, parla di un’epoca che non può tornare. Dice di non avere rimpianti, ma continua a definire il cinema «il più bello spettacolo del mondo». È una frase che suona come un addio affettuoso, non come un’accusa.
Il punto, per l’attrice, non è soltanto personale. È il cambiamento dell’esperienza collettiva del cinema. Le sale che spariscono, il pubblico che si sposta altrove, il rito del grande schermo che perde centralità. Sandrelli non rifiuta il presente, ma sembra scegliere di uscire di scena prima che il suo rapporto con il set diventi un’abitudine stanca.
Il teatro come approdo
Dopo il cinema potrebbe arrivare il teatro, ma a una condizione precisa. Niente tournée, niente città diverse ogni settimana, niente alberghi. Sandrelli immagina una parte stabile, da recitare sempre nello stesso luogo, anche per più settimane. Lo considera un nutrimento per un’attrice, ma non vuole trasformarlo in una fatica da girovaghi.
È una scelta coerente con il tono delle sue parole. Non una fuga dalla professione, ma un modo diverso di restare dentro il mestiere. Il teatro, se ci sarà, dovrà somigliare a una casa temporanea, non a una corsa.
Gassman, il re dei colonnelli
Nel ricordo dei grandi compagni di lavoro, Sandrelli mette Vittorio Gassman sopra tutti. Tra quelli che chiama i “colonnelli”, includendo Ugo Tognazzi, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni, il preferito resta lui. Alberto Sordi, precisa, era un fuoriclasse, ma Gassman per lei è «il re».
È anche il modo con cui l’attrice riapre una stagione irripetibile della commedia e del cinema d’autore italiani. Sandrelli ne è stata volto e corpo, passando da Pietro Germi a Antonio Pietrangeli, da Bernardo Bertolucci a Ettore Scola, attraversando personaggi che hanno raccontato le trasformazioni del Paese e della figura femminile nel Novecento.
Una diva senza museo
A 80 anni, Stefania Sandrelli non sembra voler diventare monumento di se stessa. Parla di cucina, di Roma, dei Beatles, di Gino Paoli, del libero arbitrio e della libertà di non essere la musa di nessuno. La sua leggerezza non cancella la forza dell’annuncio: dopo il film con Paola Cortellesi, il cinema potrebbe perdere una delle sue presenze più naturali.
Non è un ritiro dalla vita pubblica, ma una chiusura scelta da chi ha abitato il set per oltre sessant’anni. Sandrelli lascia intendere che il cinema le ha dato tutto, e che proprio per questo può salutarlo senza rimpianto. Con un ultimo ciak ancora davanti, e forse un palcoscenico ad aspettarla.