Il nuovo attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni arriva nel momento più delicato, alla vigilia del vertice Nato di Ankara, in programma domani. Il presidente degli Stati Uniti ha pubblicato su Truth Social un meme contro la presidente del Consiglio, accompagnato dalla frase “Serve un ordine restrittivo”, nuova puntata di uno scontro personale e politico che nelle ultime settimane ha incrinato il rapporto tra due leader considerati a lungo vicini.
Lo scontro personale diventa caso diplomatico
Il messaggio diffuso da Trump non è soltanto una provocazione social. Il riferimento all’“ordine restrittivo”, espressione legata negli Stati Uniti ai provvedimenti giudiziari contro molestie e stalking, viene usato dal presidente americano per ridicolizzare Meloni e rovesciare il racconto dei rapporti tra i due. Secondo le ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore, il meme raffigura la premier italiana in atteggiamento di ammirazione verso il capo della Casa Bianca, alimentando una polemica già aperta dopo il G7 di Evian.
La frattura era esplosa quando Trump aveva sostenuto che Meloni lo avesse “implorato” per ottenere una foto insieme. La presidente del Consiglio aveva respinto con durezza quella versione, definendola inventata e rivendicando che né lei né l’Italia implorano. Da allora il confronto è uscito dal normale terreno diplomatico, trasformandosi in un braccio di ferro pubblico nel quale ogni frase pesa anche sugli equilibri interni italiani e sulla posizione del governo nello scenario internazionale.
Roma sceglie la cautela, l’opposizione attacca
Nelle prime ore dopo il post, Palazzo Chigi ha scelto di non alimentare lo scontro. La linea è quella di non rispondere colpo su colpo, soprattutto alla vigilia di un appuntamento nel quale saranno in gioco dossier cruciali per la sicurezza europea, dal sostegno all’Ucraina ai rapporti con Mosca, fino alla pressione americana perché gli alleati aumentino la spesa militare. Ma il silenzio istituzionale non ha impedito alla politica italiana di reagire.
Tra le voci più dure c’è stata quella di Carlo Calenda, che ha definito Trump un “bullo da quattro soldi” ed espresso solidarietà alla presidente del Consiglio. Nel centrodestra, invece, la preoccupazione è soprattutto politica: evitare che l’attacco personale del presidente americano si trasformi in un’umiliazione diplomatica per l’Italia proprio mentre il governo prova a mantenere un ruolo centrale dentro l’Alleanza atlantica.
La Nato e il prezzo della tensione
Il vertice di Ankara nasce già carico di tensioni. Trump ha criticato più volte gli alleati europei, giudicando squilibrato il rapporto con gli Stati Uniti e chiedendo una maggiore assunzione di responsabilità nella difesa comune. Secondo le ricostruzioni internazionali, i leader Nato arrivano in Turchia con l’obiettivo di contenere i contrasti con Washington e confermare l’impegno europeo su spesa militare, deterrenza verso la Russia e sostegno a Kiev.
Per Meloni, lo scontro con Trump apre un doppio fronte. Sul piano internazionale, mette alla prova la capacità del governo italiano di dialogare con la Casa Bianca senza apparire subalterno. Sul piano interno, offre alla premier l’occasione di rivendicare autonomia e dignità nazionale davanti a un interlocutore sempre più imprevedibile. Il rischio, però, è che la polemica personale finisca per oscurare il ruolo dell’Italia nel vertice e per complicare una relazione bilaterale che resta decisiva su sicurezza, economia e politica estera.