Maria Elena Boschi e Raffaella Paita non firmeranno l’appello trasversale contro l’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale. La risposta delle capogruppo di Italia Viva-Casa riformista alla Camera e al Senato arriva con toni netti: rinunciare alle preferenze per favorire l’elezione di più donne, sostengono, significa accettare un’idea della politica fondata sulla cooptazione e non sul consenso.

Il documento a cui le due parlamentari replicano era stato promosso da deputate di diversi schieramenti, tra cui Elena Bonetti, Silvana Comaroli, Isabella De Monte, Chiara Gribaudo e Luana Zanella. Nell’appello si sostiene che il voto di preferenza, sulla base dell’esperienza italiana e comparata, rischi di penalizzare la rappresentanza femminile nelle assemblee elettive.

La linea di Italia Viva

Per Boschi e Paita, invece, il punto non è eliminare le preferenze, ma accompagnarle con strumenti di equilibrio, a partire dalla doppia preferenza di genere. La loro posizione è che il cittadino debba poter scegliere direttamente i parlamentari e che le donne impegnate in politica non debbano dipendere esclusivamente dalle decisioni dei segretari di partito.

La frase più dura della replica è quella destinata a segnare il dibattito: affidarsi solo alla selezione dall’alto, secondo le due capogruppo, trasformerebbe le parlamentari in “panda”, figure da proteggere anziché rappresentanti capaci di misurarsi con il consenso. Da qui il richiamo al merito, alla cultura democratica e liberale e alla necessità di non temere il voto degli elettori.

Il nodo della riforma

La polemica si inserisce nel confronto più ampio sulla riforma elettorale, che nelle ultime settimane ha diviso sia maggioranza sia opposizioni. Il tema delle preferenze è uno dei punti più sensibili del negoziato: Fratelli d’Italia ha spinto per superare il sistema delle liste bloccate, mentre Lega e Forza Italia hanno espresso riserve, contribuendo allo slittamento del percorso parlamentare.

L’attuale sistema, noto come Rosatellum, non prevede il voto di preferenza nella quota proporzionale: gli eletti nei collegi plurinominali sono determinati dall’ordine delle liste presentate dai partiti. La legge in vigore combina collegi uninominali maggioritari e quota proporzionale, con una parte residuale riservata agli italiani all’estero.

La partita sulla rappresentanza

Lo scontro tra le parlamentari mostra due idee diverse di rappresentanza femminile. Da una parte chi teme che le preferenze possano premiare reti di potere consolidate e campagne più costose, riducendo lo spazio per le candidate. Dall’altra chi vede proprio nelle preferenze un antidoto al controllo dei vertici di partito sulle candidature e sulla composizione delle Camere.

Per Boschi e Paita, la soluzione non è arretrare rispetto alla scelta diretta degli elettori, ma rafforzare le garanzie di genere dentro un sistema più aperto. La battaglia, nelle loro parole, non è contro la tutela della presenza femminile, ma contro un modello che affidi la selezione del personale politico alla sola cooptazione.