La svolta a Gaza. Hamas ha annunciato lo scioglimento dell’organismo che ha amministrato la Striscia di Gaza per quasi due decenni. La decisione, comunicata dal capo dell’ufficio stampa del governo di Hamas, Ismail al-Thawabta, apre formalmente la strada alla transizione verso il Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, indicato con la sigla Ncag. Secondo la comunicazione diffusa da Gaza City, il capo del comitato di emergenza del governo, Mohammed al-Farra, ha presentato le dimissioni e ha disposto lo scioglimento della struttura per facilitare il passaggio amministrativo.
La mossa segna un passaggio politico rilevante perché Hamas controllava Gaza dal 2007, dopo la rottura con Fatah e la presa del potere nella Striscia. Da allora il movimento islamista aveva mantenuto una doppia dimensione, politica e militare, gestendo servizi, sicurezza interna e apparato amministrativo in un territorio segnato da guerre, blocco e crisi umanitarie.
Il ruolo del comitato tecnocratico
Il nuovo assetto dovrebbe affidare la gestione civile quotidiana al Ncag, organismo tecnocratico palestinese inserito nel percorso promosso dal Board of Peace voluto da Donald Trump. Il piano prevede che un comitato apolitico e tecnico assuma la responsabilità degli affari amministrativi di Gaza sotto supervisione internazionale, mentre restano aperti i nodi più difficili: sicurezza, ricostruzione, controllo dei valichi e futuro delle armi di Hamas.
Già nei mesi scorsi Hamas aveva dichiarato la disponibilità a lasciare il governo civile della Striscia una volta insediato un nuovo organismo palestinese. L’annuncio di oggi trasforma quella disponibilità in un atto politico formale, anche se la piena efficacia della transizione dipenderà dalla capacità del Ncag di entrare realmente in funzione sul territorio e di ottenere riconoscimento dalle diverse componenti palestinesi.
Una transizione ancora fragile
La dissoluzione dell’organismo di governo non chiude la partita sul futuro di Gaza. Il passaggio al comitato tecnico può essere letto come un tentativo di separare l’amministrazione civile dalla struttura politico-militare di Hamas, ma non risolve automaticamente il tema del disarmo né quello della sicurezza. Proprio questi punti sono indicati come i più delicati nella seconda fase del piano, che prevede la demilitarizzazione progressiva della Striscia, la distruzione delle infrastrutture militari e l’avvio della ricostruzione nelle aree verificate come disarmate.
Sul piano politico, la decisione punta anche a rispondere alle pressioni internazionali e regionali per un nuovo modello di governo a Gaza. Tuttavia, il successo della transizione dipenderà dal comportamento di Israele, dal ruolo degli Stati Uniti, dal rapporto con l’Autorità nazionale palestinese e dalla tenuta interna del fronte palestinese. La fine del vecchio organismo non equivale ancora alla nascita di un governo stabile: è l’inizio di una fase in cui ogni passaggio amministrativo avrà un peso politico e di sicurezza.