"È comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito, che nel caso di specie appare particolarmente amante della materia, tenta l’approccio sessuale”. Questa una delle frasi incriminate e contestate dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, riportate nel provvedimento emesso da una pm di Benevento che ha archiviato il procedimento per stupro e violenza domestica.
A denunciarlo la compagna, Audrey Ubeda, nata in Francia da papà spagnolo e mamma campana. L'uomo - per gli episodi di violenza subiti da Audrey in Irpinia - era finito a processo, ma il procedimento è stato archivato con un provvedimento contenente delle motivazioni considerate "sessiste e stereotipate" che ora, a cinque anni di distanza dai fatti, pesa come un macigno sulla giustizia italiana e costa circa 60mila euro oltre ad una condanna della Corte Europea. Ad avviso della pm che aveva disposto l'archiviazione, un altro episodio di violenza, era stato considerato un semplice "scherzo di cattivo gusto". In realtà in quell'occasione l'uomo aveva puntato il coltello alla gola della donna. Anche le violenze sui bambini erano state bollate come normale approccio normativo genitoriale.
La decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo
Secondo la Cedu, la magistrata del tribunale di Benevento che ha trattao il delicato caso di violenza domestica - e di conseguenza la giustizia italiana - ha violato il "divieto di trattamenti inumani e degradanti" e non ha garantito alla vittima "il diritto al rispetto della vita privata e familiare". Per i giudici europei, inoltre, "l’inchiesta contro il presunto abusatore non ha rispettato i requisiti di prontezza, accuratezza ed effettività". È stato dunque anche un procedimento troppo lento. I giudici di Strasburgo hanno stabilito che tali argomentazioni riflettono una radicata "cultura sessista e stereotipata".
La Corte ha fatto proprie le preoccupazioni del GREVIO (il gruppo di esperti indipendenti sul contrasto alla violenza di genere), sottolineando come l'uso di simili stereotipi nei tribunali porti inevitabilmente a una "vittimizzazione secondaria", in cui la persona che denuncia subisce un ulteriore trauma a causa delle istituzioni che dovrebbero proteggerla. Sebbene l'opposizione della signora Ubeda abbia poi portato al rigetto dell'archiviazione e all'ordine di nuove indagini, la Cedu ha rimarcato che le autorità italiane non hanno compreso le complesse dinamiche della violenza domestica, mancando di fornire una risposta proporzionata alla gravità dei fatti.
I risarcimenti e la soddisfazione di Audrey
A titolo di riparazione per i danni morali subiti, la Cedu ha condannato lo Stato italiano a versare 15.000 euro ciascuno ad Audrey Ubeda e ai suoi due figli, oltre a 15.000 euro complessivi per il rimborso delle spese legali. La donna che ora vive in provincia di Salerno ha detto: "Ho vinto una battaglia in nome di tutte le donne, mi sento rinascere". "Questa è una vittoria di tutte le donne, spero aiuti a non far accadere mai più nulla del genere. È comunque grave che non ci sia stata nessuna misura di allontanamento nei confronti di quell'uomo, che in teoria potrebbe avvicinarci quando vuole malgrado il mio sia un caso da codice rosso", ha continuato. La donna ha dunque spiegato di aver adottato lei, di sua spontanea volontà, degli accorgimenti per evitare di incrociare o di farsi trovare dall'ex compagno: "Mio figlio 15enne si tiene lontano dai social e il mio impegno contro la violenza sulle donne lo conduco facendo molte cose, ma in silenzio e vivendo il più possibile lontano dai riflettori".
La vicenda giudiziaria è andata avanti per anni
La richiesta di archiviazione della prima pm per le violenze domestiche, "sessista e stereotipata" secondo la Cedu, era stata respinta dal gip. Il fascicolo, trasferito ad un'altra pm Marina Colucci che a Benevento si è occupata in seconda battuta del caso e ha lavorato con grande tenacia e determinazione. La vicenda è arrivata a processo - in primo grado - nel quale l'ex compagno della donna è stato condannato a quattro anni e sei mesi. Attualmente l'uomo è libero, in attesa dell'avvio del processo di Appello, ma il Tribunale dei minori di Napoli gli ha sottratto la potestà genitoriale sui due figli. Dopo essere stata costretta a vivere per alcuni anni con i figli minorenni in una comunità protetta, temendo ritorsioni dall'ex compagno, Audrey oggi sta ricostruendo la sua esistenza con i ragazzi di 15 e 12 anni in provincia di Salerno.