La sentenza è arrivata a Parigi e cambia, ancora una volta, il destino politico di Marine Le Pen. La Corte d’appello ha confermato la colpevolezza della presidente del gruppo parlamentare del Rassemblement national nel caso dei fondi del Parlamento europeo, ma ha ridotto la pena accessoria che rischiava di tenerla fuori dalla corsa all’Eliseo. Il risultato è un verdetto politicamente esplosivo: Le Pen può candidarsi alle presidenziali del 2027, ma dovrà affrontare la campagna con un braccialetto elettronico. non chiude la corsa**

La leader della destra nazionalista francese è stata condannata a tre anni, due dei quali sospesi, con un anno da scontare sotto controllo elettronico. La misura di ineleggibilità è stata ridotta rispetto alla decisione di primo grado, che nel 2025 aveva imposto cinque anni di esclusione dalle cariche pubbliche e aveva messo in discussione la sua quarta candidatura presidenziale. n** il verdetto è una vittoria solo parziale. La porta dell’Eliseo resta aperta, ma il prezzo politico è altissimo. Nei giorni scorsi aveva detto di non volersi candidare qualora fosse stata obbligata a portare il braccialetto elettronico, sostenendo che una campagna presidenziale non può dipendere dalle autorizzazioni di un magistrato per ogni spostamento. assemblement national**

La decisione adesso passa alla direzione del Rassemblement national. Jordan Bardella, presidente del partito e delfino politico di Le Pen, resta l’alternativa più naturale nel caso in cui la leader decidesse di non correre. Il partito, forte nei sondaggi e già proiettato verso il voto del 2027, deve scegliere se trasformare il braccialetto in un simbolo di battaglia o se evitare una campagna segnata giorno dopo giorno dalla condanna giudiziaria. va oltre la candidatura personale di Le Pen. La destra francese è davanti a una scelta identitaria: presentarsi come forza di governo nonostante una condanna per appropriazione indebita di fondi pubblici, oppure affidare il passaggio generazionale a Bardella, che potrebbe ereditare il capitale elettorale della leader senza portarne direttamente il peso giudiziario.

Il caso dei fondi europei

Il procedimento riguarda l’uso di fondi destinati agli assistenti parlamentari europei. Secondo i giudici, quelle risorse sarebbero state impiegate per retribuire personale legato al partito e non al lavoro effettivo presso il Parlamento europeo. La Corte ha confermato l’impianto della condanna, riconoscendo la gravità dell’appropriazione di denaro pubblico e la responsabilità politica del sistema costruito attorno al partito. la, l’avvocato del Parlamento europeo, Patrick Maisonneuve, ha rivendicato la conferma della tesi accusatoria, parlando di fondi sottratti ai contribuenti europei e francesi. La difesa di Marine Le Pen, con Rodolphe Bosselut, ha invece sottolineato la riduzione della pena di ineleggibilità e ha annunciato una valutazione complessiva della decisione.

La scelta davanti ai francesi

La serata televisiva delle 20 diventa così il primo vero atto della campagna del 2027. Marine Le Pen dovrà dire se conferma la rinuncia annunciata in caso di braccialetto elettronico o se cambia linea, accettando di correre in una condizione senza precedenti per una candidata favorita al primo turno. Per la politica francese si apre una fase nuova. La giustizia non ha escluso Le Pen dalla competizione, ma ha imposto alla sua candidatura un vincolo che può diventare ferita, ostacolo o bandiera. La decisione finale, ora, non è più dei giudici: è sua.