Il Dna antico riapre uno dei dossier archeologici più celebri del Kazakhstan. Per la prima volta, i ricercatori hanno ottenuto dati genomici sull’Uomo d’oro, la figura dell’Età del ferro rinvenuta nel 1969 nel tumulo di Issyk, a est di Almaty. L’analisi conferma che l’individuo era geneticamente maschio e lo colloca nel quadro delle popolazioni saka, il ramo orientale del grande orizzonte culturale scitico che attraversò la steppa eurasiatica nel primo millennio avanti Cristo.

Il segreto della tomba di Issyk

La sepoltura, datata tra il IV e il III secolo avanti Cristo, era intatta e ricchissima. Accanto al corpo furono trovati oltre quattromila ornamenti d’oro, armi in ferro, uno specchio di bronzo, ceramiche e vasellame in metallo e legno. Una ciotola d’argento conserva ancora un’iscrizione di 26 caratteri non decifrata, dettaglio che continua ad alimentare il fascino scientifico del sito.

Una società costruita sulle famiglie

La novità più ampia dello studio riguarda la struttura del potere. Il gruppo internazionale di ricerca ha analizzato il Dna di 85 individui vissuti tra il 900 e il 200 avanti Cristo nella steppa eurasiatica, confrontando sepolture d’élite e tombe più semplici. I risultati indicano che gli individui di alto rango erano legati tra loro da rapporti di parentela molto più spesso rispetto agli altri, anche quando erano stati sepolti in necropoli diverse e distanti.

Il potere tramandato

In un caso, il Dna ha permesso di riconoscere un uomo d’élite come nonno di due individui sepolti in cimiteri diversi, separati da decine di chilometri. È un indizio forte: lo status non dipendeva soltanto dal prestigio personale, dalla guerra o dalla ricchezza accumulata, ma poteva essere trasmesso all’interno di lignaggi familiari. Gli studiosi parlano di reti dinastiche capaci di mantenere autorità politica e posizione sociale per più generazioni.

Il ruolo delle donne e delle élite chiuse

Lo studio aggiunge anche un elemento importante sul ruolo femminile. Secondo il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, quasi la metà degli individui d’élite analizzati era di sesso femminile, segno che anche le donne potevano occupare posizioni di alto rango nella società scitico-saka. In alcune famiglie d’élite emergono inoltre segnali di unioni tra consanguinei e di una popolazione effettiva più ristretta rispetto alla comunità generale, elemento che suggerisce una classe dirigente relativamente chiusa.

Un simbolo nazionale letto dalla genetica

L’Uomo d’oro non è soltanto un reperto archeologico. In Kazakhstan è diventato un simbolo nazionale, legato alla memoria della cultura saka e alla rappresentazione pubblica delle radici storiche del Paese. Il nuovo studio non cancella il valore iconico della scoperta, ma lo sposta su un terreno più concreto: quello della parentela, della mobilità e della trasmissione ereditaria del potere nelle società nomadi dell’Età del ferro.