Due ore e mezzo di confronto serrato per blindare una città scossa da immagini che sembrano tratte da una serie tv, ma che appartengono alla realtà. Al tavolo del palazzo della Prefettura di Napoli, l'intera catena di comando dello Stato politico, investigativo e giudiziario si è riunita per dare una risposta coordinata alla criminalità e, soprattutto, alla preoccupante circolazione di armi da fuoco sul territorio.
Al vertice, presieduto dal Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, hanno preso parte il capo della Polizia Vittorio Pisani, il prefetto Michele di Bari e il sindaco Gaetano Manfredi. Accanto a loro, la spina dorsale della magistratura campana: i procuratori delle direzioni distrettuali di Napoli, Napoli Nord, Torre Annunziata e Nola, insieme al procuratore generale e alla presidente della Corte d'Appello. Una presenza in massa che testimonia la complessità di un fenomeno che non è solo di ordine pubblico, ma di profonda infiltrazione sociale.
Il piano del Viminale: più forze dell'ordine e videosorveglianza
La risposta immediata si traduce in numeri e stanziamenti. Entro poche settimane, il contingente delle forze dell'ordine a Napoli verrà potenziato con 140 nuove unità tra Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza. Un innesto che si aggiunge a uno sforzo strutturale rivendicato dal Ministro: «In un anno e mezzo abbiamo assegnato all'area metropolitana 1.532 unità delle tre forze di polizia. È la testimonianza dell'attenzione riservata a questa zona».
Tuttavia, la vera svolta strategica punta sulla tecnologia predittiva e sul controllo digitale del territorio. È in dirittura d'arrivo un protocollo d'intesa per un investimento da 3 milioni di euro (finanziato in parte con i fondi di coesione) destinato esclusivamente alla videosorveglianza. Nell'immediato, verranno attivate 352 nuove telecamere di ultima generazione, che andranno a integrarsi con i 900 occhi digitali già operativi sul territorio cittadino.
Il nodo criminalità: il caso Montesanto e le "stese" dei minori
L'urgenza del vertice nasce dall'escalation di episodi che hanno sconvolto l'opinione pubblica, in primis il video del far west a Montesanto, dove un uomo è sceso in strada impugnando un fucile d'assalto Kalashnikov, oltre al ripetersi del fenomeno delle "stese", i raid intimidatori a colpi di pistola tra i vicoli.
L'allarme più grave riguarda l'età di chi impugna quelle armi. «L'attenzione è stata focalizzata sulla ricorrente presenza di armi, talvolta anche tra ragazzi», ha ammesso Piantedosi, ponendo l'accento sulle dinamiche delle baby gang e sulla facilità di approvvigionamento di pistole e mitragliatrici da parte dei giovanissimi.
L'analisi del Ministro: «Dobbiamo fare una premessa. Non siamo agli anni dell'emergenza acuta criminalità o sicurezza a Napoli e, se guardiamo l'andamento statistico, la città non registra particolari anomalie. Ma ci sono stati degli episodi specifici che abbiamo analizzato e che ci consigliano di fare qualcosa in più».
La sfida per Napoli, dunque, si sposta sul delicato equilibrio tra la rassicurazione statistica e la percezione di insicurezza dei cittadini, stretti tra la violenza dei clan storici e l'imprevedibilità delle nuove leve della camorra. La via tracciata dal Viminale punta sul controllo capillare: togliere l'ossigeno alle piazze di spaccio e disarmare le strade prima che sia troppo tardi.