La crisi tra Stati Uniti e Iran torna a infiammare il Golfo Persico. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane affermano di aver colpito basi statunitensi in Kuwait e Bahrein e minacciano di estendere gli attacchi, mentre nuove esplosioni sono state segnalate nel sud dell’Iran, tra Bandar Abbas e Sirik, aree strategiche vicine allo Stretto di Hormuz. Le rivendicazioni di Teheran, diffuse dalla televisione di Stato, restano al centro di verifiche indipendenti, mentre il quadro militare appare in rapida evoluzione.

Il Central Command statunitense ha annunciato nuovi attacchi contro obiettivi iraniani, presentandoli come risposta agli episodi che Washington attribuisce all’Iran contro navi in transito nello Stretto. Donald Trump ha legato i raid alla “rappresaglia” per il bombardamento di imbarcazioni e ha avvertito che, in caso di nuovi attacchi, la situazione potrebbe peggiorare sensibilmente.

L’allarme nel Golfo

In Bahrein, a Manama, sono state udite esplosioni e le sirene d’allarme sono tornate a risuonare, mentre le autorità hanno invitato cittadini e residenti a mantenere la calma e a raggiungere luoghi sicuri. La tensione riguarda anche il Kuwait, indicato dai Pasdaran tra i bersagli della risposta iraniana. Secondo fonti internazionali, l’Iran sostiene di aver colpito installazioni militari statunitensi nel Golfo, ma l’entità dei danni e l’efficacia degli attacchi non risultano ancora chiarite in modo indipendente.

Il fronte più delicato resta lo Stretto di Hormuz, passaggio decisivo per il traffico energetico mondiale. Dopo i raid statunitensi, il traffico navale nell’area si sarebbe drasticamente ridotto, con transiti limitati e rotte sottoposte a maggiore controllo. Il blocco di fatto o anche solo il rallentamento della navigazione nello Stretto rischia di avere effetti immediati sui mercati energetici e sulla sicurezza marittima internazionale.

Le accuse di Teheran

Il ministero degli Esteri iraniano parla di “falso pretesto” da parte di Washington, accusando gli Stati Uniti di usare gli attacchi alle navi nello Stretto come giustificazione per colpire il territorio iraniano. Teheran denuncia inoltre raid contro infrastrutture civili, inclusi collegamenti ferroviari e aree nelle province costiere meridionali.

Il ministero della Salute iraniano afferma che gli attacchi statunitensi avrebbero causato 14 morti e 78 feriti in due giorni. Anche questi numeri, diffusi da fonti governative iraniane, dovranno essere verificati nel corso delle prossime ore, in un contesto in cui propaganda, comunicazione militare e informazioni operative si sovrappongono.

Il rischio di una guerra più ampia

La nuova escalation riporta il conflitto al centro dell’agenda internazionale. Il Golfo ospita basi, flotte e infrastrutture strategiche degli Stati Uniti e dei loro alleati, mentre l’Iran considera la regione parte essenziale della propria profondità difensiva. Ogni attacco contro basi americane in Bahrein, Kuwait o altri Paesi del Golfo aumenta il rischio di una risposta militare più ampia e di un coinvolgimento diretto di altri governi dell’area.

Il punto critico è capire se le parti intendano mantenere lo scontro entro una logica di rappresaglia controllata o se la sequenza di raid e contro raid possa sfuggire al controllo diplomatico. Per ora, il linguaggio usato da Washington e Teheran lascia poco spazio alla distensione: gli Stati Uniti promettono nuove risposte in caso di attacchi, mentre i Pasdaran minacciano di allargare il raggio dell’offensiva.