Quella che doveva essere la coreografia perfetta per celebrare la partenza ufficiale del nuovo "fronte progressista" in vista delle elezioni politiche del 2027, si è trasformata in poche ore in un cortocircuito politico e programmatico. In Piazza del Gesù, a Napoli, l’asse composto da Elly Schlein (PD), Giuseppe Conte (M5S), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (AvS) ha cercato di dare una forma plastica all’alternativa di governo contro il centrodestra di Giorgia Meloni. Ma dietro i sorrisi e la promessa solenne di Schlein ("Non faremo mai più il favore alle destre di dividerci"), l'evento ha portato a galla le profonde faglie strutturali che rischiano di minare la coalizione sul nascere.
La piazza della contestazione: il caso dei tirocini sospesi
La partenza del tridente progressista è stata tutt'altro che in discesa. A rovinare l'estetica dell'unione è stato un duro blitz di un centinaio di disoccupati organizzati dei comitati "7 Novembre" e "167 Scampia", seguiti dai militanti radicali di Potere al Popolo. Per oltre venti minuti i cori ("Buffoni", "Venduti") hanno paralizzato il palco, costringendo Nicola Fratoianni a scendere tra la folla come mediatore e Giuseppe Conte a tentare una difesa dal retro del palco.
La protesta era legata a una precisa vertenza: lo stop improvviso al progetto "Disoccupati e Inoccupati di Lunga Durata Napoli". Un piano di politiche attive nato da un protocollo d'intesa siglato nel maggio 2024 tra il Ministero del Lavoro, la Città Metropolitana e il Comune di Napoli (guidati dal sindaco Gaetano Manfredi, presente all'evento), poi esteso alla Regione Campania. Il blocco preventivo dei pagamenti e delle attività, disposto dall'agenzia Sviluppo Lavoro Italia per presunte irregolarità amministrative e procedurali, ha lasciato circa 1.200 famiglie senza indennità e senza certezze. Una bomba sociale esplosa proprio sotto il claim della manifestazione: "Al lavoro per cambiare l’Italia".
Il caso diplomatico: le parole di Conte sulla Russia e il riarmo
Se la tensione della piazza è stata arginata, a incendiare la polemica sono state le dichiarazioni del presidente del Movimento 5 Stelle. Nel bel mezzo del controcanto al vertice NATO di Ankara, dove la premier Meloni incontrava Donald Trump, Giuseppe Conte ha sferrato l'attacco più duro alla linea atlantista: "Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci ad armarci fino ai denti, ma persino il comandante delle forze Nato ha detto al Financial Times che la Russia non rappresenta una minaccia per l’Europa."
L'affondo ha immediatamente innescato una reazione a catena. Le opposizioni centriste e l'ala riformista del Partito Democratico hanno aperto il fuoco contro la leadership del campo largo. Carlo Calenda, leader di Azione, ha definito le affermazioni del capo politico del M5S uno "scempio", puntando il dito contro il silenzio dei vertici dem. Ancora più pesante la stoccata della vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno, ha affidato ai social un duro atto d'accusa che scuote la segreteria del partito: "Non e' una sorpresa il putinismo di Conte, ma e' una assoluta novita' il fatto che queste affermazioni vengano fatte da un palco ufficiale del Campo Largo senza che questo generi una presa di distanza degli altri leader presenti. In tutta Europa affermazioni del genere causerebbero la reazione immediata dei leader democratici che ricorderebbero, immediatamente che per l'intelligence di mezzo mondo la Russia rappresenta una minaccia strategica concreta e di lungo periodo. A Napoli invece, ancora una volta, Schlein ha fatto finta di niente, e come sempre si finge morta" scrive la Picierno.
La replica di Bonelli: "Nessuno scandalo"
''Non sono scandalizzato da questa affermazione e trovo veramente incredibile che si sia sollevata una polemica, perché oggi al di là di Putin che rappresenta un problema perché ha determinato un'invasione criminale so che Conte dà lo stesso giudizio che sto dando io adesso''. Ad affermarlo il co-portavoce nazionale di Europa Verde, Angelo Bonelli, che a margine di un evento a Torino commentando la dichiarazioni del leader di M5S aggiunge che le sue parole ''vogliono dire se ci schieriamo dalla parte del riarmo, di questa follia, ed è quello che è successo ad Ankara, e' dire se siamo disponibili ancora oggi a dire sì alla follia del 5% del Pil per le spese in armamenti che sono insostenibili, perché questo rappresenterebbe 500 miliardi di euro in più nei prossimi anni''. ''Dove li prendiamo questi soldi? Dove li tagliamo? È evidente che si tagliano la sanità, i servizi sociali, la scuola e noi ci schieriamo ovviamente da un'altra parte. Dico chiaramente, quel 5% se andiamo al governo per noi è carta straccia, perché tra l'altro non ha avuto alcun passaggio parlamentare'', ha osservato ancora Bonelli.