Casapesenna

Non solo bombe, armi ed estorsioni. Il terremoto giudiziario che ha portato all'arresto di otto esponenti della fazione Zagaria del clan dei Casalesi squarcia il velo sui rapporti, opachi e pericolosi, tra i reggenti della malavita organizzata e i palazzi della politica locale. L'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli, eseguita sul campo dai Carabinieri di Caserta, svela uno scenario in cui il potere criminale pretende di condizionare e piegare le istituzioni civili a Casapesenna, storica roccaforte del boss Michele Zagaria.

A catalizzare l'attenzione dei magistrati antimafia è la figura in costante ascesa di Costantino Garofalo, 29 anni, ritenuto dagli investigatori il giovane e spregiudicato reggente del clan. Attorno a lui ruotano intercettazioni telefoniche e ambientali capaci di far tremare la politica del Casertano. Tra i passaggi più controversi figurano i colloqui registrati con Marcello De Rosa, attuale vicesindaco di Casapesenna, già sindaco dello stesso comune ed ex presidente della Provincia di Caserta (il quale, specifica la Procura, non risulta indagato nel presente procedimento e in passato ha visto l'archiviazione di un'accusa per concorso esterno).

Il caso De Rosa: "Io non mi posso compromettere, acchiappatemi a quello"

Il 29 luglio 2024 i carabinieri registrano una conversazione emblematica del clima di condizionamento ambientale. De Rosa contatta Garofalo a seguito di un presunto affronto pubblico subìto dalla moglie da parte di un cittadino. "Ieri ti stavo chiamando che stavo mettendo le mani addosso ad uno scemo. Io non mi posso compromettere", argomenta il politico, evidenziando come la sua carica istituzionale gli imponga di non esporsi in prima persona. Subito dopo, formula una richiesta che per la Dda dimostra i rapporti di estrema confidenza e vicinanza con i vertici del clan: "Dico ad esempio, Costantino acchiappatemi un po'... e ditegli che facesse la persona seria e non mi ci fate litigare..."

Sebbene i magistrati della Dda abbiano chiarito che da parte di De Rosa non sia partito alcun ordine esecutivo d’intervento punitivo, l’episodio viene valorizzato nell’ordinanza per dimostrare l’allarmante fluidità dei contatti tra l'élite politica locale e i referenti della camorra. Un legame di mutuo riconoscimento che, per il clan, prescinde persino dai cambi di colore delle amministrazioni.

"In Comune ce lo hanno sempre fatto": l'arroganza della nuova camorra

L’assoluto senso di impunità e il controllo militare della fazione emergono in modo ancora più vivido nel giugno del 2024, a pochi giorni dalle elezioni comunali di Casapesenna. In una intercettazione ambientale, il boss ventinovenne Costantino Garofalo si lancia in un'esplicita autocelebrazione della propria autorità: "Noi non teniamo bisogno dei cristiani per prenderci quello che ci dobbiamo prendere, non teniamo bisogno di candidarci per prenderci qualcosa", sentenzia Garofalo, definendo la classe politica "una manciata di fessi". Il suo interlocutore gli fa eco con rassegnata certezza: "Perché se andiamo in Comune ce lo hanno sempre fatto e ce lo fanno sempre". Affermazioni che secondo la Dda dimostrano un potere mafioso consolidato, trasversale e indipendente dagli schieramenti insediati.

Il giallo dell'appalto da 8 milioni e il baule di Louis Vuitton

L'indagine della Procura antimafia si allarga oltre i confini di Casapesenna, lambendo  le stanze della Provincia di Caserta. Nelle pieghe dei faldoni investigativi emerge un gravissimo filone di probabile corruzione che vede coinvolta una consigliera comunale di Caserta, originaria di Casal di Principe. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna avrebbe incassato una tangente da  30mila euro da un imprenditore edile (in via di identificazione) in cambio del suo decisivo intervento nell'assegnazione di un mega appalto pubblico dal valore di 8 milioni di euro, bandito proprio dall'ente provinciale.

Un dettaglio arricchisce la trama di questo segmento d'indagine: in un'intercettazione captata dai Carabinieri la notte del 27 gennaio 2024, precisamente nove minuti prima della mezzanotte, i protagonisti della vicenda fanno esplicito riferimento a un fantomatico "baule della Louis Vuitton", presumibilmente utilizzato per il trasporto o la custodia del denaro illecito. Un elemento su cui gli investigatori mantengono il massimo riserbo.

L'ala militare: bombe contro commercianti e residenti

Questi intrecci politici ed economici venivano costantemente protetti e foraggiati da un'ala militare spietata, la stessa che ha convinto il gip del Tribunale di Napoli Nord a disporre la custodia cautelare in carcere per gli otto indagati. Tra febbraio e marzo, Casapesenna è stata teatro di una vera strategia del terrore: l'abitazione di un cittadino marocchino è stata bersagliata prima da sventagliate di proiettili e poi da un ordigno esplosivo; sorte analoga è toccata a due attività commerciali del posto, una pizzeria e una cornetteria, devastate da attentati dinamitardi a scopo estorsivo.

A completare il quadro del controllo mafioso, l'indagine ha documentato il monopolio assoluto sui servizi di onoranze funebri attraverso l'illecita concorrenza: il titolare di un’impresa funebre privata è stato costretto con le minacce a cedere un funerale a una ditta vicina al clan Zagaria, dovendo persino consegnare ai camorristi i soldi già incassati dai familiari del defunto. Un'indagine imponente, quella della Dda, che promette di essere solo all'inizio di un capitolo investigativo ben più ampio.