di Paola Iandolo
Per pochi giorni si sono prese cura l’una della bambina dell’altra. Grazie all'occhio attento della mamma di una delle due bimbe, nate lo stesso giorno alla clinica Malzoni di Avellino, lo scambio non è diventato definitivo. Protegoniste della vicenda due donne residenti nel Comune di Atripalda, che il 9 ottobre 2017 avevano dato alla luce due bambine.
Il risarcimento
Per quello errore, a distanza di 9 anni dai fatti, il Tribunale civile di Avellino ha condannato la struttura sanitaria a risarcire una delle due madri coinvolte nella vicenda, con una somma complessiva di circa 114 mila euro, tra danni non patrimoniali e spese legali. La clinica dovrà versare circa 100 mila euro per il danno morale, oltre alle spese legali. Il giudice Antonio Pasquariello ha ricostruito l’origine dell’episodio indicando che la bambina, nata il 9 ottobre 2017, sarebbe stata scambiata con un’altra neonata nata nello stesso periodo a causa di un errore nelle fasi di vestizione.
L'individuazione dell'errore
Dopo il parto, a ciascuna madre venne affidata la neonata sbagliata. La donna che ha poi promosso la causa aveva notato uno scambio di abiti con un’altra bambina, ma quel dettaglio, anche per la fiducia riposta nella struttura e per l’eccezionalità di un’ipotesi simile, non le aveva fatto sospettare che potesse essersi verificato uno scambio di neonate. Il dubbio emerse solo l’11 ottobre, poco prima delle dimissioni. Dopo una visita oculistica effettuata per un gonfiore agli occhi della piccola, la madre incrociò casualmente l’altra donna e decise di controllare il numero seriale del braccialetto identificativo. Fu allora che si rese conto che il codice non corrispondeva a quello che le era stato assegnato.
I test del Dna
Successivamente, per eliminare ogni ulteriore dubbio, la direzione sanitaria della clinica dispose anche un test del dna. Sulla vicenda fu aperta anche un’inchiesta penale, poi archiviata. Il provvedimento, secondo quanto riportato, parlò di “mero errore”, senza dolo, attribuito a una negligenza del personale della clinica e quindi privo di rilievo penale. Diverso l’esito sul piano civile, dove il tribunale ha ritenuto sussistenti i presupposti per il risarcimento del danno.Nella sentenza viene dato rilievo alle conseguenze psicologiche subite dalla donna dopo l’accaduto.