Le preferenze non sono una bandiera ideologica, ma uno strumento per ricostruire il rapporto tra cittadini e politica. Pier Ferdinando Casini interviene nel confronto sulla riforma elettorale e chiede di restituire agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i parlamentari, sottraendo ai vertici dei partiti il controllo quasi esclusivo delle candidature.

Ospite di Radio Atreju, il senatore ha collegato il tema delle preferenze alla crescita dell’astensionismo e della sfiducia nelle istituzioni. Secondo Casini, la selezione dei candidati attraverso le liste bloccate favorisce la disciplina interna e riduce gli spazi per le personalità più autonome, perché i leader tendono a scegliere parlamentari meno inclini a esprimere posizioni indipendenti.

«Restituire lo scettro ai cittadini significa combattere l’antipolitica e l’astensionismo», ha affermato l’ex presidente della Camera, definendo le preferenze «un antidoto fortissimo» alla distanza sempre più evidente tra elettori e rappresentanti.

Il nodo delle liste bloccate

L’intervento arriva mentre in Parlamento prosegue il confronto sulla nuova legge elettorale. Il testo approdato all’esame delle Camere prevede un impianto proporzionale accompagnato da un premio di maggioranza per la coalizione che raggiunga almeno il 42 per cento dei voti. Il meccanismo attribuirebbe fino a 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, entro un tetto complessivo di 220 deputati e 113 senatori per lo schieramento vincente.

Uno dei punti più controversi resta proprio la selezione degli eletti. Fratelli d’Italia spinge per introdurre le preferenze, mentre nella maggioranza permangono riserve e divisioni. Giovanni Donzelli ha annunciato l’intenzione di presentare un emendamento condiviso dal centrodestra, ma l’accordo politico non è ancora stato raggiunto.

Per Casini, lasciare ai soli gruppi dirigenti la composizione delle liste significa indebolire il legame territoriale dei parlamentari. Il voto di preferenza, al contrario, costringerebbe i candidati a confrontarsi con le comunità locali, raccogliere consenso personale e rispondere direttamente agli elettori durante la legislatura.

Il peso crescente del non voto

Il richiamo all’astensionismo si inserisce in un quadro di progressivo calo della partecipazione. Alle elezioni politiche del 2022 l’affluenza si fermò al 63,9 per cento, il livello più basso registrato in una consultazione parlamentare nella storia repubblicana. Gli astenuti furono quindi poco più del 36 per cento degli aventi diritto.

La valutazione di Casini sul «quasi 50 per cento» fotografa una tendenza più ampia, emersa con particolare forza anche in diverse consultazioni amministrative ed europee, nelle quali in molti territori la partecipazione è scesa sotto la metà del corpo elettorale. Per il senatore, il problema non può essere affrontato soltanto attraverso campagne di sensibilizzazione: occorre modificare gli strumenti con cui i cittadini incidono sulla composizione delle assemblee.

Il ritorno delle preferenze, tuttavia, continua a dividere i partiti. I sostenitori le considerano una forma di responsabilizzazione degli eletti. I contrari richiamano il rischio di competizioni interne alle liste, campagne personali costose e sistemi di raccolta del consenso più esposti a condizionamenti locali.

Il limite al premio di maggioranza

Casini non ha chiuso alla possibilità di garantire una maggioranza parlamentare allo schieramento vincente. Un premio, ha spiegato, può essere compatibile con la Costituzione quando rispetta un criterio di ragionevolezza e non produce una sproporzione eccessiva tra i voti ottenuti e i seggi assegnati.

Il riferimento è alla giurisprudenza della Corte costituzionale, intervenuta prima sul Porcellum e poi sull’Italicum. La Consulta ha riconosciuto al legislatore un’ampia discrezionalità nella scelta del sistema elettorale, riservandosi però di censurare i meccanismi manifestamente irragionevoli o capaci di comprimere in modo eccessivo la rappresentatività del voto.

Nel 2014 la Corte dichiarò illegittimo il premio assegnato senza una soglia minima e contestò anche il sistema delle lunghe liste bloccate, che impediva agli elettori di incidere realmente sulla scelta degli eletti. Nel 2017 intervenne invece sul ballottaggio previsto dall’Italicum, ritenendo eccessiva la trasformazione di una maggioranza relativa in una maggioranza assoluta dei seggi senza adeguati correttivi.

La sfida della rappresentanza

La posizione di Casini prova così a tenere insieme due esigenze spesso contrapposte: assicurare stabilità ai governi e preservare la libertà di scelta degli elettori. Il punto decisivo, nella sua lettura, non è soltanto individuare un vincitore, ma evitare che il Parlamento diventi il risultato di nomine stabilite esclusivamente nelle segreterie.

La discussione sulle preferenze diventa quindi una parte del confronto più ampio sulla qualità della rappresentanza. Con il non voto ormai stabilmente al centro del dibattito pubblico, la riforma elettorale sarà valutata anche sulla sua capacità di riavvicinare i cittadini alle istituzioni e non soltanto sulla possibilità di costruire maggioranze più solide.