La partita sulle preferenze nella nuova legge elettorale resta aperta e si sposta nelle riunioni interne dei partiti del centrodestra. L’emendamento che prevede un capolista bloccato e la possibilità per gli elettori di esprimere tre preferenze è stato presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Unione di Centro, ma sarebbe stato preventivamente discusso con tutte le forze della coalizione.

Secondo fonti dei partiti proponenti, gli alleati hanno chiesto alcune ore per approfondire il testo e valutarne le conseguenze politiche e tecniche. Gli incontri decisivi sono attesi nelle prossime ore, alla vigilia della ripresa dell’esame della riforma nell’Aula della Camera dei deputati, prevista per martedì 14 luglio.

La mediazione nella maggioranza

La formula individuata tenta di tenere insieme due esigenze differenti. Il capolista scelto direttamente dai partiti garantirebbe alle forze politiche la possibilità di indicare una candidatura considerata prioritaria, mentre le tre preferenze restituirebbero agli elettori un margine più ampio nella scelta degli altri parlamentari.

Proprio il sistema delle preferenze ha rappresentato uno dei principali punti di contrasto nel centrodestra. Fratelli d’Italia ha sostenuto con maggiore decisione la necessità di introdurle, mentre negli altri partiti sono emerse cautele legate alla struttura dei collegi, alla selezione delle candidature e al rischio di una competizione interna troppo accentuata.

Nei giorni scorsi il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, aveva manifestato ottimismo sulla possibilità di raggiungere una soluzione condivisa, ribadendo la volontà della maggioranza di non presentarsi divisa durante le votazioni parlamentari.

Il parere temporaneamente rimesso all’Aula

In attesa che Lega e Forza Italia completino le verifiche nei rispettivi organismi, al relatore della riforma dovrebbe essere chiesto di esprimere temporaneamente un parere di remissione all’Aula. La formula consente di non bocciare né approvare immediatamente l’emendamento, lasciando ai deputati la decisione finale e concedendo altro tempo alla trattativa politica.

La remissione all’Aula non equivale quindi a un via libera della maggioranza. È piuttosto una soluzione interlocutoria, utile a evitare una frattura formale prima della conclusione dei confronti interni. Una volta raggiunta un’intesa, il relatore potrà modificare il proprio orientamento oppure la coalizione potrà intervenire con una riformulazione condivisa.

Il testo della legge elettorale era già stato licenziato dalla commissione Affari costituzionali, ma il nodo delle preferenze era rimasto irrisolto. L’esame parlamentare è stato rinviato proprio per permettere alla maggioranza di definire una posizione comune sugli aspetti ancora controversi.

Il nodo della rappresentanza

Il confronto non riguarda soltanto un dettaglio tecnico. La scelta tra candidati bloccati e preferenze incide direttamente sul rapporto tra elettori, partiti e parlamentari. Con le liste interamente bloccate sono le segreterie politiche a stabilire l’ordine degli eletti. Le preferenze, invece, permettono agli elettori di intervenire nella selezione, ma possono aumentare i costi delle campagne e la competizione tra candidati della stessa lista.

La soluzione del capolista bloccato accompagnato da tre preferenze punta a costruire un sistema misto. Resta da chiarire come saranno disciplinate la rappresentanza di genere, le candidature multiple e l’eventuale alternanza tra uomini e donne nell’espressione delle preferenze.

Sul tavolo della maggioranza ci sono anche altri aspetti della riforma, compreso il voto dei cittadini fuorisede, sul quale il centrodestra avrebbe già raggiunto un’intesa più avanzata.

Le prossime ore decisive

La tenuta dell’emendamento dipenderà dall’esito delle riunioni dei partiti alleati. Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc sostengono che il confronto sia stato avviato prima del deposito della proposta e che non vi sia stata alcuna iniziativa unilaterale.

La prudenza degli altri partiti dimostra però che l’accordo definitivo non è stato ancora raggiunto. Il centrodestra dovrà presentarsi in Aula con una linea comune oppure accettare che il voto sulle preferenze faccia emergere pubblicamente le differenze interne alla coalizione.