Pollica

La Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore ha issato la propria bandiera a Capaci, nel luogo simbolo della strage del 23 maggio 1992, nei pressi della casetta da cui Giovanni Brusca azionò il telecomando che provocò l'attentato in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la magistrata Francesca Morvillo e gli agenti della Polizia di Stato Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Un gesto che vuole unire idealmente Capaci e Acciaroli, due comunità accomunate dal dolore e dall'estremo sacrificio di donne e uomini che hanno servito lo Stato con coraggio e senso del dovere. La scelta di Capaci non rappresenta soltanto un momento di memoria, ma anche un richiamo al valore della responsabilità istituzionale. La Fondazione ribadisce che la lotta alla criminalità organizzata e la ricerca della verità non possono conoscere arretramenti, soprattutto quando in gioco vi sono la credibilità delle istituzioni e il diritto dei cittadini alla giustizia.

Il presidente della Fondazione, Dario Vassallo, dichiara: «Capaci è il luogo dove lo Stato ha pagato uno dei prezzi più alti della sua storia repubblicana. Essere qui con la bandiera della Fondazione significa rendere omaggio a tutte le vittime delle mafie, ma anche ricordare che la memoria non può essere soltanto commemorazione. Deve tradursi in un impegno concreto e quotidiano nella ricerca della verità. Per questo rivolgiamo un appello alle istituzioni affinché, nel processo per l'omicidio di Angelo Vassallo, lo Stato continui a esercitare fino in fondo il proprio ruolo con fermezza, determinazione e piena consapevolezza dell'importanza che questa vicenda assume per il Paese. Dopo sedici anni, la famiglia Vassallo e tutti i cittadini hanno diritto a una verità piena e definitiva.»

Il vicepresidente della Fondazione, Massimo Vassallo, aggiunge: «Abbiamo scelto Capaci perché qui il dolore è diventato memoria collettiva. Capaci e Acciaroli sono due luoghi simbolo nei quali lo Stato è stato colpito attraverso l'assassinio di donne e uomini che rappresentavano il volto migliore delle istituzioni. Da questo luogo chiediamo allo Stato di non arretrare, di non lasciare che il tempo diventi un ostacolo alla giustizia e di continuare a sostenere con convinzione il percorso processuale per l'omicidio di Angelo Vassallo. La fiducia nella magistratura resta immutata, ma è altrettanto necessario che tutte le istituzioni dimostrino, con i fatti, che la ricerca della verità rappresenta una priorità assoluta. Il Popolo italiano ha diritto a conoscere tutta la verità e noi continueremo a chiederla con il rispetto dovuto alle istituzioni e con la determinazione che ci accompagna da sedici anni.»