Il grande disastro di Antonio Conte e Giovanni Manna, che insieme erano venuti e insieme se ne sarebbero dovuti andare, è certificato dal "day after" che hanno lasciato dopo appena due anni di permanenza a Napoli. La differenza tra i due è che il primo ha abbandonato le acque care a Partenope con l'aria altezzosa di un Elrond, Signore di Gran Burrone, che si congeda dall'affannosa e caduca Terra di Mezzo per raggiungere l'imperturbabile e immortale Valinor, mentre l'altro è rimasto qua a soffrire e, soprattutto, a far soffrire i poveri tifosi azzurri.
Una rosa che conta 47 calciatori, tutti potenzialmente a stipendio, oltre ai tanti, anche bravi e perfino innamorati o fidelizzati, svenduti o cacciati in malo modo, racconta infatti di un disastro non solo tecnico, ma anche manageriale, creato dal famelico duo juventino e al quale ora la SSC Napoli dovrà in qualche modo porre rimedio.
E vi sembra possa farlo chi quel problema lo ha, in parte o del tutto, determinato? Voci di corridoio mi dicono che Aurelio De Laurentiis questo lo ha compreso. Resta allora da chiedersi perché abbia deciso di non cacciare anche il suo direttore sportivo, certo come sono che non gli sarebbero mancati né "i giusti argomenti" né "le parole più appropriate".
Una possibile spiegazione della scelta fatta è che non abbia voluto ritrovarsi, come due anni prima, senza allenatore e senza direttore sportivo e, soprattutto, privo di una figura di riferimento e d'interlocuzione con lo spogliatoio, acclarato che il Club Manager azzurro, Antonio Sinicropi, suo genero, non sembra in grado di svolgere nessuna delle due funzioni. E ancor meno si comprende perché, con una rosa da ridurre all'osso (non più di 25 elementi, portieri compresi), il patron azzurro abbia deciso di affidarsi a mister Allegri, uomo dagli alti costi e in calo verticale di risultati e immagine già da un bel po', inviso praticamente a tutti, colleghi e calciatori compresi, e con un marchio tecnico di fabbrica che - lo ripeterò fino allo sfinimento - non c'entra nulla con il miglior Napoli degli ultimi vent'anni.
Lo stesso rischio, badate bene, riguarda anche Allegri: con almeno 22 giocatori da mandare via - e se dovesse entrare qualcuno saranno anche di più - la squadra azzurra ricorderà più il viavai della stazione centrale di Piazza Garibaldi che la signorilità di Villa Rosebery, alla quale peró sommamente aspira il presidente De Laurentiis. Non era allora meglio prendere Italiano, che avrebbe sposato il progetto, valorizzato la rosa e, soprattutto, messo la mano sul cuore?