Avellino

L'assoluzione per Danilo Volzone in relazione al tentato omicidio di Francesco Carlo Liotti è passata in giudicato. Per l'uomo - difeso dai penalisti Gaetano Aufiero e Alfonso Furgiuele - la Procura Generale non ha presentato l'impugnazione contro il verdetto emesso dai giudici della Corte di Appello in sede di rinvio nel 2024 e con il quale Volzone era stato condannato a 13 anni di reclusione e il riconoscimento dell'aggravante della premeditazione escludendo quella del metodo mafioso.

L'esclusione dell'aggravante della premeditazione

Per la difesa non ci sarebbero elementi per far ritenere sussistente l’accusa di aver premeditato l’agguato da parte di Volzone. Con l'esclusione dell’aggravante rimasta in piedi la difesa ha affrontato la questione dell’utilizzabilità delle intercettazioni, questione che nella sentenza rescindente ed in quella annullata è stata superata e ritenuta assorbita da quella prioritaria relativa alla configurabilità dellaggravante soggettiva esaminata.


Le intercettazioni inutilizzabili

Per i giudici, dunque: “Alla luce della riqualificazione dei delitti contestati come non aggravati, l’eccezione difensiva di inutilizabilità delle intercettazioni (per essere state captate nell’ambito di un procedimento diverso relativo a materie di stupefacenti) è stata considerata  fondata”. Per cui resta da comprendere se gli elementi a disposizione dell’ accusa, cadute le aggravanti e le intercettazioni, possano superare la cosiddetta prova di resistenza. In termini tecnici, si tratta della valutazione “del compendio indiziario residuo, vale a dire della idoneità delle risultanze diverse dalle intercettazioni da considerare inutilizzabili a dimostrare la responsabilità dell’imputato odierno per fatti che occupano”.

Sul punto i giudici precisano:  “La Corte deve rilevare, in premessa, che l'unico elemento tra quelli appena riportati, che si rivelerebbe idoneo ad individuare con certezza l’imputato nel passeggero a bordo dell’autovettura utilizzata nell’agguato che dal finestrino abbassato sparava contro il Liotti è l'identificazione compiuta dagli operanti di PG ascoltati in dibattimento.

Dalla lettura della trascrizione delle deposizioni si evince che gli agenti, non vedendo con chiarezza il volto dell’attentatore per la scarsa qualità delle immagini, effettivamente individuavano lo stesso dalla pretesa coincidenza del cappello indossato da questi con quello portato dallimputato sull’immagine del profilo facebook”. Questione fortemente contestata dalla difesa, nelle conclusioni del penalista Gaetano Aufiero.

Le sembianze fisiche

 Altro elemento esaminato sulla scorta delle dichiarazioni dei testimoni di PG riguarda Ie fattezze del braccio dello sparatore, visibile perché sporto dal finestrino durante l’azione di fuoco”.

Tutti motivi per cui “il dato fondamentale per addivenire con sufficiente grado di certezza all’identificazione dell’imputato odierno nel soggetto che sparava contro Liotti sia quindi costituito dalla circostanza che lo stesso si trovasse a bordo dell’autovettura che il sistema cattura targhe consentiva di individuare nella Renault Twingo, in uso…Solo tale elemento infatti, secondo quanto fino ad ora esposto, sarebbe in grado di collocare in modo certo Volzone sul luogo del fatto al preciso momento dell’azione criminale.

La Corte, riesaminato l’intero compendio istruttorio utilizzabile ai fini della decisione, ritiene che non sussista prova certa di questa circostanza”. Decisione - che a sei anni di distanza dai fatti e con un imputato che ha scontato quasi quattro anni di carcere, due sentenze di rinvio della Cassazione, per l’agguato di Via Visconti  - ha portato i giudici a decidere che non c’è un colpevole.