Nuovi esami sui campioni di sangue dei familiari, ulteriori ricerche di ricina negli alimenti sequestrati e un sopralluogo nella casa di Pietracatella preparato insieme agli specialisti tedeschi. L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita entra in una fase decisiva, anche se restano ancora da chiarire l’origine della sostanza e le modalità con cui sarebbe stata ingerita.
A fare il punto è la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, che coordina il fascicolo aperto dopo i decessi avvenuti nei giorni successivi al Natale 2025. Gli investigatori stanno esaminando una consulenza medico-legale di quasi novecento pagine e attendono gli accertamenti svolti in Germania sui reperti biologici e sugli alimenti prelevati nell’abitazione della famiglia.
I campioni inviati a Berlino
All’inizio di luglio sono stati effettuati a Campobasso nuovi prelievi di sangue su Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e sul figlio Alice Di Vita. I campioni sono stati trasferiti al Robert Koch Institute di Berlino, insieme al materiale biologico delle due vittime e ai prodotti alimentari sequestrati tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio.
Il laboratorio tedesco è stato coinvolto per la capacità di individuare e studiare in profondità le tracce della tossina. Gli accertamenti dovranno verificare se gli altri componenti della famiglia siano entrati in contatto con la ricina e se residui della sostanza siano ancora presenti negli alimenti o negli oggetti raccolti durante le perquisizioni. I primi risultati biochimici completi potrebbero richiedere alcuni mesi.
La perizia di quasi novecento pagine
La relazione sulle autopsie è stata depositata presso la Procura di Larino ed è ora allo studio degli investigatori. Il documento conferma che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte per una grave intossicazione da ricina, assunta per via orale in una quantità indicata come molto superiore alla dose letale.
Secondo le conclusioni riportate, i primi sintomi comparsi nella mattinata del 25 dicembre collocherebbero l’esposizione tra il 23 e il 24 dicembre, durante i pasti e gli incontri delle festività. La rapidità del decorso clinico e l’elevata concentrazione della tossina avrebbero reso estremamente ridotte le possibilità di sopravvivenza. Non esiste, inoltre, un antidoto specifico contro la ricina.
Il ruolo dei medici del Cardarelli
Una parte della consulenza riguarda la condotta dei sanitari dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo come atto necessario allo svolgimento degli accertamenti.
La relazione medico-legale esamina diagnosi, terapie e tempi di intervento. Le conclusioni finora emerse indicherebbero che cure differenti non avrebbero comunque potuto evitare la morte delle due pazienti, considerata la quantità di tossina ingerita e la violenza dell’intossicazione. La Procura mantiene tuttavia una posizione prudente e dovrà valutare il documento insieme a tutti gli altri elementi dell’indagine.
Gli investigatori tedeschi in Molise
Gli specialisti della polizia tedesca hanno trascorso due giorni in Molise, incontrando gli investigatori italiani e la Procura. La missione è servita a pianificare un nuovo accesso nell’abitazione della famiglia Di Vita, dove saranno ricercate eventuali tracce della sostanza su superfici, suppellettili, vestiti e contenitori.
Il sopralluogo è previsto nei primi giorni di agosto. Le tecniche sviluppate dagli esperti tedeschi consentirebbero di individuare residui della tossina anche a distanza di molti mesi. L’obiettivo è ricostruire il punto esatto nel quale la ricina potrebbe essere stata conservata, preparata o somministrata.
Il mistero dei pasti di Natale
Il nodo centrale resta capire come una sostanza tanto pericolosa sia arrivata nella cucina di una casa di Pietracatella e attraverso quale alimento sia stata ingerita. L’esposizione per via orale orienta l’inchiesta verso ciò che le vittime mangiarono o bevvero nei giorni immediatamente precedenti alla comparsa dei sintomi.
Gli investigatori stanno ricostruendo i pasti, gli incontri familiari, le visite e gli spostamenti avvenuti tra il 23 e il 25 dicembre. Ogni elemento dovrà essere confrontato con gli esiti delle analisi tedesche, le testimonianze già raccolte e i dati contenuti nella consulenza autoptica.
Gli accertamenti non consentono al momento di attribuire responsabilità definitive. La Procura ha più volte richiamato alla prudenza, mentre continuano le verifiche sulla cerchia delle persone che avevano accesso all’abitazione o frequentavano abitualmente le vittime.
Antonelli: il puzzle si sta completando
La procuratrice Elvira Antonelli ha spiegato che la relazione autoptica deve essere studiata attentamente e incrociata con le numerose attività ancora in corso. L’inchiesta, ha sottolineato, procede per passaggi successivi e punta a ricomporre un quadro estremamente complesso.
«Il puzzle si sta completando», è il senso delle dichiarazioni della magistrata, che ha ribadito la fiducia nella possibilità di arrivare a una soluzione. Il nuovo sopralluogo di agosto e le risposte del laboratorio di Berlino potrebbero rappresentare i passaggi determinanti per stabilire quando, dove e da chi sia stata introdotta la ricina.
Fino ad allora, il caso resta sospeso tra i laboratori tedeschi e la casa di Pietracatella, dove un pranzo delle feste si trasformò in una tragedia familiare ancora senza una spiegazione giudiziaria.