Mario Roggero è entrato nel carcere di Bollate dopo la notifica dell’ordine di esecuzione della pena firmato dalla Procura di Asti. Si conclude così l’attesa iniziata dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, avvenuti nel 2021 davanti alla sua gioielleria di Grinzane Cavour.
Il commerciante, 72 anni, aveva trascorso le ore precedenti in un albergo, in attesa dell’atto formale necessario per l’ingresso nell’istituto penitenziario. L’ordine prevedeva che si presentasse a Bollate nel pomeriggio di venerdì 17 luglio.
La richiesta del legale
Prima dell’ingresso in cella, l’avvocato Stefano Marcolini aveva chiesto di rinviare l’esecuzione della pena, sollecitando una valutazione sulle condizioni personali e sull’età del suo assistito. L’iniziativa non ha tuttavia bloccato l’ordine di carcerazione, emesso dopo che la Corte di Cassazione aveva respinto il ricorso e reso definitiva la sentenza.
Roggero aveva inizialmente annunciato di volersi costituire subito, salvo poi attendere la comunicazione ufficiale della Procura. La scelta era stata motivata dalla necessità di seguire la procedura indicata dai difensori, evitando una presentazione spontanea prima della formalizzazione del provvedimento.
La moglie deposita la domanda di grazia
Nella stessa mattinata Mariangela Sandrone, moglie del gioielliere, ha presentato la domanda di grazia per il marito. L’istanza è stata trasmessa intorno alle 9.30 tramite posta elettronica certificata, secondo quanto riferito da Sergio Novani, che coordina il collegio difensivo insieme all’avvocato Marcolini.
Il deposito della richiesta modifica il quadro procedurale rispetto alle ore precedenti. Non si tratta più soltanto di un’iniziativa politica o ministeriale: esiste ora una domanda formale proveniente dalla famiglia del condannato, sulla quale dovrà essere avviata l’istruttoria prevista dall’ordinamento.
La richiesta non sospende automaticamente la pena e Roggero dovrà dunque restare in carcere mentre gli uffici competenti acquisiranno gli atti, i precedenti, le informazioni sulla condotta e i pareri richiesti.
Il fascicolo dopo lo scontro tra Nordio e il Quirinale
Il caso della grazia aveva già provocato una tensione istituzionale tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Guardasigilli aveva annunciato di avere avviato autonomamente un’istruttoria, precisando che al termine avrebbe potuto trasmettere il fascicolo al capo dello Stato.
Il Quirinale aveva però convocato Nordio per ribadire che il potere di concedere la grazia è attribuito dalla Costituzione esclusivamente al presidente della Repubblica. Il chiarimento non riguardava il merito del caso Roggero, ma il rispetto delle competenze istituzionali e delle modalità con cui può essere avviato il procedimento.
Con la domanda presentata dalla moglie, l’iter potrà ora seguire il percorso ordinario. Il ministero della Giustizia svolgerà gli accertamenti e raccoglierà la documentazione, ma la valutazione conclusiva resterà nelle mani di Mattarella.
La condanna definitiva
Roggero è stato riconosciuto responsabile dell’uccisione di Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli e del ferimento di Alessandro Modica. I tre avevano compiuto una rapina nella gioielleria, minacciando il titolare e la moglie. Il commerciante li aveva inseguiti all’esterno e aveva sparato mentre si allontanavano.
La difesa ha sostenuto che Roggero avesse agito in una condizione di paura, dopo le violenze subite durante la rapina e alla luce di precedenti assalti al negozio. I giudici hanno invece escluso la legittima difesa, ritenendo che il pericolo immediato fosse ormai cessato quando furono esplosi i colpi. La pena, inizialmente fissata a 17 anni, era stata ridotta in appello a 14 anni e 9 mesi e successivamente confermata dalla Cassazione.
L’attesa per le motivazioni
La decisione sulla grazia non sarà immediata. Devono ancora essere depositate le motivazioni della sentenza definitiva, un passaggio considerato rilevante per comprendere le valutazioni compiute dai giudici e per esaminare compiutamente la posizione del condannato.
Il procedimento di clemenza non rappresenta un nuovo grado di giudizio e non serve a stabilire se la sentenza sia corretta o sbagliata. Dovrà essere valutata l’esistenza di ragioni eccezionali, soprattutto di carattere umanitario, che possano giustificare una riduzione o una cancellazione della pena residua.
Per ora Mario Roggero resta detenuto a Bollate. La battaglia dei familiari e dei difensori si sposta sul terreno della grazia, mentre il caso continua ad alimentare il confronto politico sulla sicurezza, sulla legittima difesa e sui rapporti tra governo, magistratura e presidenza della Repubblica.