Se c’è una finale mondiale in cui Napoli rifiuta categoricamente il ruolo di spettatrice disinteressata – con l'Italia tristemente fuori dai giochi – è Spagna-Argentina. Da un lato il legame storico e profondo con il regno dei Borbone e la Spagna; dall'altro, l'amore eterno, viscerale e quasi religioso per Diego Armando Maradona. Ed è proprio a lui che i tantissimi argentini arrivati in città chiedono benevolenza per la partita di stasera.
Il cuore pulsante del tifo è il solito labirinto dei Quartieri Spagnoli. Davanti al murale del Diez, un tifoso albiceleste sussurra con gli occhi lucidi: «Sono venuto quattro anni fa e anche oggi, non potendo tornare in Argentina, ho scelto il posto più simile a casa. Napoli». Poi sorride, infila la mano in tasca e aggiunge: «Peraltro, quando mi chiedono i documenti, sai cosa mostro?». Tira fuori, fiero, una fidelity card della SSC Napoli. Per lui, vale più di un passaporto.
Intorno ai tavolini dei bar si accendono discussioni teologiche sul calcio. Bastano due parole per scatenare il dibattito: preferite Messi o Maradona? «Non sono futbolistas, sono Dios», taglia corto un ragazzo di Buenos Aires. I più giovani azzardano il nome del numero 10 attuale, ma vengono subito redarguiti dai connazionali più anziani: «Ma no tio, mio padre mi ammazza se non dico Diego».
La Spagna, però, non resta a guardare. I tifosi della Roja si fanno notare in centro: c'è chi si spinge fino alla chiesa di Piazza Municipio con tanto di bandiera sulle spalle, a caccia di una benedizione profana. In fondo il sangue latino è lo stesso, e i rituali scaramantici si somigliano tutti.
E i napoletani? Non hanno dubbi. La maggior parte ha già scelto da che parte stare e sventola il Sol de Mayo. In una pizzeria della zona, il titolare accoglie i clienti con un sorriso che è tutto un programma: «Stasera si tifa Argentina, altrimenti qua dentro non si mangia».
Eppure, a Napoli l'unanimità non esiste e c'è sempre spazio per l'eccezione che conferma la regola. Tra i vicoli c'è anche chi fa calcoli geometrici sul mito per proteggere l'intoccabile primato del re: «Se l'Argentina vince, Messi arriva a due Mondiali. E non può superare Diego». Perché va bene tifare per i fratelli sudamericani, ma le gerarchie del paradiso del calcio non si toccano.