Napoli

Tra le righe del dibattito politico, quando si toccano i temi della giustizia e della sicurezza, le parole rischiano spesso di diventare meri slogan. Ma la vicenda che nelle ultime ore vede contrapposti la Lega e i moderati di Casa Riformista va al di là della semplice polemica di palazzo, toccando corde profonde che riguardano le fondamenta stesse dello Stato di diritto e il valore che la società attribuisce alla vita umana.

A riaccendere i riflettori sul caso di Mario Roggero — il gioielliere piemontese condannato per l'uccisione di due rapinatori — è la presa di posizione di Ciro Buonajuto. Il consigliere regionale della Campania e presidente della Commissione Affari Istituzionali con delega alla sicurezza accusa il vicepremier Matteo Salvini di speculare su una tragedia umana, nascondendosi dietro promesse irrealizzabili solo per un ritorno di propaganda.

Al centro dello scontro c'è prima di tutto un dato normativo: la presunta candidatura del gioielliere tra le fila del Carroccio, definita da Buonajuto una pura illusione comunicativa. A causa della condanna definitiva, la Legge Severino ne decreta infatti la piena incandidabilità. Un dettaglio che il ministro dei Trasporti fingerebbe di ignorare pur di coprire, secondo l'esponente campano, i limiti di una legislazione sulla legittima difesa approvata nel 2019 e rivelatasi inefficace nel tutelare fino in fondo proprio chi intendeva proteggere.

Il richiamo di Buonajuto frena poi le aperture della maggioranza su un ipotetico provvedimento di grazia. Un tema delicatissimo, ricorda, che non appartiene al pallottoliere della politica o agli accordi di corridoio a Palazzo Chigi, ma resta una prerogativa esclusiva del Capo dello Stato. Il rischio, altrimenti, è quello di lanciare un messaggio devastante alle comunità e ai più giovani: l'idea che la vicinanza al potere possa cancellare le conseguenze delle proprie azioni e superare la legge.

Non si tratta, nelle intenzioni dell'esponente di Casa Riformista, di una contrapposizione ideologica tra destra e sinistra, ma di un'esigenza civile per difendere l'imparzialità delle istituzioni e il principio di proporzionalità. Un concetto elementare che Buonajuto richiama persino spingendosi indietro nella storia dell'umanità, citando antichi codici giuridici per ricordare come da sempre, persino nelle epoche più feroci, la risposta a un torto debba conservare un limite e una misura per non trasformarsi in arbitrio. La vera sfida delle istituzioni, conclude, resta quella di garantire sicurezza e giustizia vera, senza scorciatoie e senza cedere alla tentazione di scambiare la propaganda con la realtà.