Nelle sue più recenti riflessioni pubbliche e accademiche, il docente universitario campano Leone Melillo ha espresso un forte interesse verso le riforme istituzionali del governo, affrontando il tema non solo sotto il profilo tecnico-giuridico, ma soprattutto attraverso la lente della pedagogia civile e dell'efficacia democratica. Lo abbiamo intervistato sui punti che riassumono questa sua posizione.

Cosa pensa  in merito ai progetti di riforma istituzionale dell'esecutivo?

Credo che la stabilità e la governabilità siano valori sociali. Un assetto istituzionale più stabile e definito sia indispensabile per attuare politiche di medio-lungo periodo. Questo approccio evita la frammentazione politica, un fattore che penalizza soprattutto i cittadini più fragili e rallenta lo sviluppo economico.

Esiste un nesso tra pedagogia e politica?

Le riforme costituzionali non devono essere intese come meri tecnicismi burocratici o spartizioni di potere. Al contrario, devono configurarsi come un processo di educazione civica collettiva, capace di riavvicinare i cittadini alle istituzioni, superando lo scetticismo e l'astensionismo attraverso un sistema più chiaro e trasparente.

Lei pone una particolare attenzione al Mezzogiorno e alla cooperazione?

Sul fronte dell'autonomia e del decentramento, insisto sulla necessità che qualsiasi riorganizzazione dello Stato non penalizzi il sud Italia. È necessaria una politica "vicina a chi soffre e a chi ha bisogno", dove le riforme istituzionali devono essere bilanciate da solidi patti di cooperazione e investimenti nel progresso scientifico e nell'occupazione.

Bisogna considerare l'identità nazionale?

Rinnovare le istituzioni ha valore se diventa la leva decisiva per dare all'Italia stabilità e massima autorevolezza nel mondo.