La morte di Abderrahim Fakir durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro e gli scontri scoppiati nel centro di Bologna hanno aperto un nuovo fronte politico tra governo e opposizioni. La vicenda giudiziaria, ancora nella fase iniziale degli accertamenti, si è rapidamente intrecciata con il confronto sulla sicurezza, sul ruolo delle forze dell’ordine e sulla scelta del sindaco Matteo Lepore di promuovere un presidio pubblico per chiedere verità sul decesso.

La Procura di Bologna ha avviato gli accertamenti sulle persone intervenute durante le operazioni di immobilizzazione e soccorso. Tra gli elementi che saranno valutati figurano i filmati girati dai residenti, le immagini delle telecamere indossate dagli agenti, le modalità di utilizzo dello spray urticante e le condizioni fisiche dell’uomo. L’autopsia dovrà contribuire a chiarire le cause della morte e l’eventuale incidenza della contenzione in posizione prona.

Due piazze e una notte di violenze

Il presidio promosso dal Comune di Bologna si è svolto inizialmente in forma pacifica, con la partecipazione dei familiari di Fakir e di cittadini intenzionati a chiedere chiarezza. In una fase successiva, gruppi antagonisti hanno dato vita a violenti scontri con le forze dell’ordine, utilizzando bottiglie, oggetti, petardi e materiali prelevati dai cantieri.

La polizia ha risposto con lacrimogeni e idranti. Il bilancio fornito dalla Questura indica 64 operatori feriti, con prognosi comprese tra tre e trentacinque giorni, sei mezzi della Polizia di Stato danneggiati e numerosi danni nel centro cittadino. Tre automobili del Comune sono state incendiate, mentre un giovane arrestato durante i disordini è stato successivamente rimesso in libertà con il divieto di dimora nella Città metropolitana.

I familiari di Fakir hanno preso le distanze dagli episodi di violenza, distinguendo la richiesta di verità e giustizia dalle devastazioni avvenute dopo la manifestazione. Anche Lepore ha sostenuto l’esistenza di due piazze differenti: una istituzionale e pacifica, rappresentativa della città, e una violenta, estranea agli obiettivi del presidio.

Meloni accusa il sindaco

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto che ogni responsabilità sulla morte di Fakir venga accertata con rigore, ma ha rivolto un duro attacco a chi, a suo giudizio, avrebbe alimentato un clima di delegittimazione nei confronti delle forze dell’ordine.

La premier ha considerato inaccettabili le aggressioni agli agenti e ha attribuito ai responsabili degli scontri la volontà di cercare il conflitto anziché la verità. Nelle ore successive ha inoltre contestato la decisione del sindaco di convocare una manifestazione prima che fossero chiarite le circostanze della morte, giudicandola politicamente imprudente.

La posizione del governo è stata sostenuta da Matteo Salvini, Antonio Tajani e dai gruppi parlamentari di centrodestra. Fratelli d’Italia ha chiesto le dimissioni di Lepore e promosso una raccolta di firme contro il primo cittadino. La Lega ha rilanciato l’ipotesi di introdurre una cauzione o forme di risarcimento per gli organizzatori delle manifestazioni durante le quali vengono provocati danni.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha invitato a rispettare il lavoro della magistratura e il principio di presunzione di innocenza anche nei confronti degli agenti. Ha inoltre richiamato l’attenzione sul crescente numero di operatori feriti durante i servizi di ordine pubblico.

Il Pd difende Lepore, ma emergono perplessità

La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ha sostenuto che lo Stato debba fare piena luce sulla morte di Fakir e ha difeso la scelta del sindaco di presidiare politicamente il dolore e lo smarrimento della comunità. Allo stesso tempo ha condannato senza attenuanti gli scontri e le aggressioni contro gli agenti.

Nel gruppo dirigente democratico, tuttavia, sono emerse valutazioni meno compatte. Nessun esponente di primo piano ha attribuito pubblicamente a Lepore la responsabilità delle violenze, ma una parte dell’area riformista ha sollevato dubbi sull’opportunità di convocare il presidio in un clima già fortemente teso. La principale critica riguarda la difficoltà di impedire che gruppi organizzati trasformassero l’iniziativa istituzionale in un’occasione di scontro.

Lia Quartapelle ha individuato il problema nella gestione della piazza, pur difendendo la legittimità della manifestazione. Il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha invece sostenuto che i gruppi violenti sarebbero scesi in strada indipendentemente dal presidio e ha richiamato la necessità, anche per la sinistra, di recuperare credibilità sul terreno della sicurezza.

Sulla stessa linea si sono collocati Stefano Bonaccini, Giorgio Gori, Simona Malpezzi e Graziano Delrio, con accenti differenti ma con una comune distinzione tra l’iniziativa del Comune e le azioni degli antagonisti. Giuseppe Conte ha accusato il governo di utilizzare la vicenda a fini propagandistici e ha chiesto alla politica di attendere il lavoro della magistratura.

Il caso Vannacci alimenta lo scontro

Alla tensione sul caso Fakir si è aggiunta la polemica per un video realizzato con l’intelligenza artificiale e diffuso nell’area politica di Roberto Vannacci. Nel filmato il generale e la premier vengono raffigurati come imperatori romani mentre decretano simbolicamente la morte politica di esponenti dell’opposizione, tra i quali Elly Schlein, Giuseppe Conte, Laura Boldrini e Romano Prodi.

Vannacci ha presentato il contenuto come una provocazione ironica e ha collegato le violenze di Bologna agli ambienti della sinistra antagonista. Meloni ha preso le distanze dal video, precisando di non averne autorizzato l’utilizzo e sostenendo che quelle immagini non rappresentano il suo modo di intendere il confronto politico.

La vicenda ha ulteriormente irrigidito il clima parlamentare, già segnato dallo scontro sul caso del gioielliere Mario Roggero e dalla richiesta del centrodestra di concedergli la grazia. Maggioranza e opposizioni si sono accusate reciprocamente di alimentare una contrapposizione fondata sulla delegittimazione degli avversari e delle istituzioni.

Sicurezza e responsabilità dello Stato

Il caso di Bologna riporta al centro del dibattito anche la preparazione degli operatori impegnati negli interventi più complessi. L’ex presidente della Camera Luciano Violante ha escluso responsabilità politiche dirette del sindaco e ha indicato come prioritarie una maggiore formazione specialistica per le forze dell’ordine e un rafforzamento degli organici.

Violante ha inoltre invitato la sinistra a elaborare una proposta più credibile sul rapporto tra sicurezza, criminalità e tutela delle fasce più deboli. La necessità di accertare le responsabilità individuali, secondo questa impostazione, non può trasformarsi in un giudizio generalizzato contro la polizia, così come la difesa delle divise non può impedire alla magistratura di verificare eventuali errori.

L’inchiesta sulla morte di Fakir e le indagini sugli scontri procedono su piani distinti. Il primo riguarda le modalità dell’intervento al Pilastro e le cause del decesso. Il secondo dovrà individuare gli autori delle violenze, delle aggressioni e dei danneggiamenti. Sullo sfondo resta una frattura politica destinata a proseguire, mentre Bologna cerca di separare il dolore della famiglia e la domanda di verità dalla notte di devastazioni nel centro cittadino.