La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le conversazioni tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, detenuto e condannato in via definitiva a quattro anni. La decisione non è ancora conclusiva: la pratica passerà all’Aula di Montecitorio, chiamata a esprimere il verdetto definitivo.
Le chat si trovano nel telefono sequestrato a Caroccia nell’ambito dell’indagine legata alla società Le 5 Forchette, proprietaria del ristorante Bisteccheria d’Italia. Secondo gli inquirenti, le conversazioni sarebbero utili a ricostruire i rapporti tra il ristoratore e l’ex sottosegretario alla Giustizia, che è stato azionista della società e non risulta indagato nel procedimento.
La protesta a Palazzo Madama
La scelta della Giunta ha immediatamente acceso lo scontro politico. Al Senato, i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno interrotto i lavori, occupando i banchi riservati al governo ed esponendo cartelli con la scritta «Fuori le chat». Dall’emiciclo si sono levati ripetutamente i cori «Vergogna, vergogna», mentre la seduta veniva sospesa.
Il capogruppo pentastellato Luca Pirondini ha accusato la maggioranza di impedire alla magistratura di svolgere il proprio lavoro. «Per noi oggi i lavori finiscono qui», ha dichiarato prima che la protesta si spostasse davanti ai banchi dell’esecutivo.
Il cartello strappato
La tensione è salita quando il senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia ha raggiunto Pirondini e gli ha strappato dalle mani uno dei cartelli. Ne è nato un parapiglia al quale hanno preso parte diversi parlamentari e gli assistenti d’Aula.
Durante i momenti più concitati è intervenuto anche il questore del Senato Gaetano Nastri, che sarebbe stato colpito a un ginocchio senza riportare conseguenze. La protesta ha trasformato una decisione assunta alla Camera in uno scontro istituzionale consumato nell’altro ramo del Parlamento.
Le accuse delle opposizioni
Alle contestazioni del M5S si sono aggiunte quelle del Partito Democratico. Il deputato Matteo Orfini ha accusato la maggioranza di utilizzare le prerogative parlamentari per proteggere i propri esponenti e di ostacolare l’attività della magistratura.
La maggioranza rivendica invece la legittimità del voto della Giunta e la necessità di tutelare le comunicazioni dei parlamentari secondo le garanzie previste dalla Costituzione. Lo scontro è destinato ora a trasferirsi nell’Aula di Montecitorio, dove il voto definitivo determinerà se le conversazioni potranno entrare nel fascicolo della Procura.
Il passaggio decisivo alla Camera
Il pronunciamento della Giunta rappresenta soltanto una proposta all’Assemblea. Saranno quindi i deputati a confermare o ribaltare il diniego. Fino a quel momento, i messaggi tra Delmastro e Caroccia non potranno essere utilizzati dagli investigatori.
Il caso riapre il confronto sui confini tra tutela delle funzioni parlamentari ed esigenze investigative, destinato a proseguire con nuove tensioni tra maggioranza e opposizioni.