La vitamina D. Con la vitamina C è la più popolare delle vitamine. Ma la conoscenza si è fermata per la maggior parte dei nostri contemporanei al XIX secolo: “si tratta di una vitamina buona per le ossa”. Si sono aggiunti gli effetti antitubercolari dei sanatori, grazie al sole e dunque alla sua sintesi. Nel XXI secolo nuovi dati emergono grazie agli studi epidemiologici ed alle scoperte della biologia molecolare.
Si sa ora che non si tratta di una vitamina ma di un pre-ormone, precursore di un ormone vero e proprio, il calcitriolo (1-25 OH D3).
Esso agisce in parte per mezzo di un recettore, il VDR, ubiquitario dato che lo stesso è espresso sulla quasi totalità dei tessuti dell’organismo. Dunque si pensa che il suo ruolo possa andare ben al di la delle sue funzioni ossee legate ai suoi effetti endocrini genomici classici sulle paratiroidi, i reni, e l’intestino. Il forte interesse per gli effetti extra-ossei della vitamina D ha trovato le sue origini ed è stato rafforzato da centinaia di studi epidemiologici di osservazione i quali, dal sistema cardiovascolare al cervello passando per il metabolismo e la cancerogenesi, hanno messo in evidenza delle associazioni con la molecola.
Ma ciò non basta a stabilire una relazione di causa effetto: servono allora degli studi randomizzati definendo bene i marker, i famosi endpoinds. La vitamina D è passata così da uno statuto banale, conosciuto da tutte le mamme, di integratore per la prevenzione del rachitismo, ad una vitamina tutto-fare.
Tra gli effetti extra-ossei troviamo quelli che riguardano la salute della bocca e dei denti, e gli effetti di potenziamento muscolare, non doping, nella pratica sportiva. Da non trascurare anche gli effetti benefici sul microbiota intestinale. Ma quello che a noi appare più importante è l’impatto sull’immunità e il metabolismo grazie alla presenza del suo recettore VDR nella quasi totalità delle cellule.
La vitamina D rinforza l’immunità innata stimolando la produzione di peptidi antimicrobici, e coordina la risposta di adattamento favorendo la tolleranza immunitaria. Un deficit di vitamina D sembra associato ad un rischio aumentato di diverse malattie autoimmuni (come la sclerosi a placche). La vitamina D contribuisce a migliorare l’equilibrio glicidico contribuendo a regolare la secrezione dell’insulina intervenendo positivamente anche sulla sensibilità alla stessa via la riduzione dell’infiammazione del tessuto adiposo.
Dei dati sperimentali suggeriscono che la carenza materna della vitamina D durante la gravidanza potrebbe influenzare la programmazione metabolica della discendenza del sesso maschile aumentando il rischio do obesità e di diabete di tipo 2.