Sprechi da tagliare e nuove regole europee sugli imballaggi in arrivo ad agosto: lungo la filiera del cibo le richieste stanno cambiando, e a leggerle è l'azienda campana Guadagnopack.
C'è un numero che, in Campania come nel resto d'Italia, dovrebbe far riflettere chi lavora con il cibo. Ogni anno la filiera agroalimentare italiana butta circa 14,1 miliardi di euro di prodotti, oltre quattro milioni e mezzo di tonnellate, e l'Italia resta tra i paesi del G7 che sprecano di più a tavola. Una parte di questo spreco nasce da confezioni sbagliate, troppo grandi o poco capaci di conservare il contenuto. Negli ultimi anni, così, il packaging alimentare ha smesso di essere un dettaglio da sbrigare a fine lavorazione ed è diventato una voce che le imprese alimentari pianificano dall'inizio.
Meno sprechi, a partire dalla confezione
Lo spreco domestico pesa per oltre metà del totale, ma la catena comincia molto prima, nei campi e negli stabilimenti. Pane e ortofrutta restano tra i prodotti più buttati, spesso perché arrivano in porzioni troppo abbondanti o in involucri che non allungano abbastanza la vita del contenuto. Quasi un italiano su due, secondo un'indagine CONAI, si dice disposto a pagare fino al 5% in più per una confezione che faccia durare di più un alimento. La richiesta, insomma, arriva prima di tutto dai consumatori, e chi produce e vende cibo se ne sta accorgendo.
Le nuove regole in arrivo da Bruxelles
A spingere nella stessa direzione c'è ora anche l'Europa. Dal 12 agosto 2026 diventa applicabile il regolamento comunitario sugli imballaggi, il cosiddetto PPWR, che chiede confezioni più riciclabili e con meno materiale in eccesso, e fissa limiti più severi sulle sostanze a contatto con gli alimenti. Il calendario è graduale, con altre scadenze fino al 2030, quando tutti gli imballaggi dovranno essere riciclabili, e prevede anche nuove etichette standard per aiutare la raccolta differenziata. La cosa riguarda l'intera filiera, dai produttori di imballaggi fino a chi vende il prodotto confezionato, e per le tante piccole imprese alimentari della Campania è un passaggio da preparare con un po' di anticipo. Lo osserva bene chi il packaging lo produce per mestiere: Guadagnopack.com, azienda campana specializzata nella distribuzione di packaging e imballaggi alimentari, segue questa evoluzione lungo la filiera regionale. «Le nuove regole europee toccano tutta la catena, dai produttori di imballaggi fino a chi vende il prodotto finito», spiega Michele Guadagno, alla guida dell'impresa insieme ad Angelo Raffaele Guadagno. «Per le piccole aziende campane conviene arrivarci preparati, senza doversi adeguare all'ultimo momento».
Cosa chiede oggi chi produce e chi vende
Il risultato è che le domande in arrivo a chi confeziona sono cambiate. «Fino a qualche anno fa un cliente ci chiedeva soprattutto un prezzo e i tempi di consegna. Oggi vuole sapere quanto dura il prodotto dentro la confezione e se il materiale è riciclabile, cose che prima restavano sullo sfondo», racconta Guadagno. Contano di più la conservazione, che riduce i resi e gli scarti, e l'organizzazione, perché una confezione pensata bene semplifica il magazzino e il trasporto. La ristorazione che lavora con l'asporto cerca contenitori capaci di reggere la consegna, mentre la distribuzione guarda agli imballaggi che ottimizzano lo spazio sugli scaffali e nei mezzi.
Dietro ognuna di queste richieste c'è la stessa filiera campana che esporta i suoi formaggi e i suoi vini in mezza Europa, e che ha imparato a considerare la confezione come una parte del prodotto. «Una confezione giusta fa risparmiare due volte, meno cibo buttato e meno materiale sprecato», chiude Guadagno. Per le imprese del territorio, tenere il passo con questa evoluzione è diventato un modo per restare sul mercato, in Campania e ben oltre i suoi confini.