di Paola Iandolo
"Conferma l'ordinanza del gip". Con questa motivazione i giudici del III Collegio del tribunale del Riesame hanno confermato le misure cautelari in carcere per Antonio Passariello, Saverio Mutone e Pellegrino D'Avino. Domiciliari confermati anche per la donna del gruppo, Marika De Filippis. Confermata in toto l'ordinanza da parte dei giudici del Riesame, dunque anche le modalità mafiose. Restano in carcere i due che hanno piazzato l'ordigno davanti all'abitazione di Ranucci, e chi ha avuto i contatti con Clesio Gomes Tavares, il tuttofare del presunto mandante dell'attentato, l'imprenditore Valter Lavitola. Entro 45 giorni i giudici del tribunale del Riesame depositeranno le motivazioni alla base della conferma dell'ordinanza emessa dal gip del tribunale di Roma. Stamattina i legali hanno appreso della decisione dei giudici del Tribunale del Riesame di Roma.
Il rigetto
Dunque sono stati rigettati i ricorsi al Riesame presentati dai legali dei quattro indagati irpini - Antonio Falconieri e Generoso Pagliarulo - che lunedì hanno discusso la revoca e l'attenuazione della misura cautelare scattata il 30 giugno. Il provvedimento è stato firmato dal pm della Procura di Roma, Edoardo De Santis che coordina l'inchiesta e che al momento conta sette indagati: gli irpini sottoposti a misura cautelare Antonio Passariello, suo figlio biologico Pellegrino D'Avino, la compagna di quest'ultimo Marika De Filippis, Saverio Mutone di Sperone e gli indagati a piede libero Luca Amato, l'imprenditore romano Valter Lavitola e Gomes Clesio Tavares, il tuttofare di Lavitola e coinvolto in un'inchiesta per droga legata al clan Russo.
Gli accertamenti irripetibili
La scorsa settimana, presso il comando dei carabinieri di Roma, sono state eseguite le operazioni per l'estrapolazione delle copie forensi dei dati nei dispositivi sequestrati agli indagati irpini, considerati gli esecutori materiali dell'azione intimidatoria. Il tutto per accertare i motivi che si celano dietro l'azione dinamitarda. Azione compiuta per ottenere dai 5mila ai 10mila euro. Dalle indagini è emerso che la somma avuta è stata spesa quasi tutta - da uno degli indagati raggiunto dalla misura cautelare - in una vacanza in Sicilia.