Benevento

Tra pochi giorni sarà trascorso un anno dal momento in cui l'orologio della sua esistenza si era fermato per sempre. Carmine Griffone, di Benevento, aveva 55 anni ed era un vigilante della Devi Security. La sera del 31 luglio 2025 era stato trovato esanime presso il deposito della Metrocampania Nord est, ad Apollosa, dove stava svolgendo il suo turno di servizio. Era sotto un cancello di ferro che, uscito dai binari, si era abbattuto al suolo ed aveva gtravolto il malcapitato.

Un dramma al centro di una indagine a carico del rappresentante legale dell'Ente autonomo Volturno e dell'amministratore della società di cui era dipendente, che il pm Olimpia Anzalone ha chiesto di archiviare perchè la morte queste le conclusioni del medico legale Emilio D'Oro, al quale aveva affidato l'incrico dell'utopsia- non è stata causata da “fattori di natura traumatica ma da una insufficienza cardiaca acuta /morte improvvisa da aritmia cardiaca maligna in soggetto affetto da cardiomiopatia aterosclerotica-ipertrofica”.

Una soluzione alla quale si sono opposti la moglie ed il figlio della vittima, assistiti dagli avvocati Dieco Cavalieri e Andrea De Longis junior, rendendo indispensabile la fissazione di una camera di consiglio. E' stata fissate per il 18 marzo 2027 dinanzi al gip Maria Di Carlo, che dovrà decidere sul futuro dell'inchiesta. Un'udienza per la quale è stato avvisato anche, come parte offesa, un fratello del vigilante, rappresentato dell'avvocato Nello Sgambato.

Secondo gli avvocati De Longis e Cavalieri la richiesta di archivizione del Pm risulta “infondata atteso che dagli atti emergono una significativa pluralità di elementi idonei a configurare una causa violenta del decesso, affatto o comunque non adeguatamente valutati”. Il punto di partenza sono le valutazioni dei loro consulenti, i dottori Christian Tranfa e Fabrizio Cordisco, per i quali “l'episodio presenta un'evidente natura traumatica”. Dopo aver sottolineato che “Griffone era un soggetto affetto da una patologia cronica estremamente comune nella popolazione generale, senza alcun rischio imminente per la propria salute”, i due specialisti ricordano che il 55enne “giaceva in posizione seduta, schiacciato al di sotto del pesante cancello, con la testa e le spalle appiattite sul torace.. È possibile evidenziare dal materiale fotografico come il de cuius presenti ai limiti destro e sinistro della regione interscapolare i segni di una lesività traumatica da schiacciamento, geometricamente parallele e morfologicamente identiche tra loro, perfettamente corrispondenti per sede e dimensioni alle grosse barre verticali del cancello che lo ha travolto”.

Per Tranfa e Cordisco, “il decesso va attribuito ad un meccanismo asfittico cagionato dallo schiacciamento da parte del pesante cancello scorrevole fuoriuscito dal pilastro laterale in ferro adibito a guida”. Argomentazioni raccolte nell'opposizione alla richiesta di archiviazione, nella quale l'attenzione viene puntata anche sulle “rilevanti carenze dell'accertamento autoptico e investigative”. Da qui la richiesta al Gip di disporre ulteriori indagini in materia medico-legale ed accertamenti sul cancello.