Il sindaco di Montemiletto Massimiliano Minichiello
Nel premettere che le sentenze del Consiglio di Stato sono facilmente rinvenibili sul sito della Giustizia Amministrativa, di quella che ci interessa ne parleremo in seguito, in questo caso però, l’incauto estensore della polemica politica ha commesso un grossolano errore, pubblicando l’immagine di tale documento nel quale è riportata anche la firma digitale (tale documento lo può scaricare solo il procuratore costituito) e quindi nella disponibilità del ricorrente. Tutto ciò ci induce a pensare che si possa trattare di una notizia pubblicata su “commissione”, tramutando così una questione prettamente privata e amministrativa in un fatto politico; ed ora, essendo divenuta una questione politica, la esamineremo come tale.
Rispetto a questo primo punto la cosa non ci meraviglia più di tanto considerato che alcuni esponenti politici indigeni hanno l’innata abilità di schierarsi sempre dalla parte sbagliata, non importa quale, basta che sia contro il bene comune, contro l’ambiente, la natura, il paesaggio e la storia del nostro territorio, meglio ancora se riguarda Montaperto (un suo “antenato” politico fu duramente contestato durante un Consiglio comunale dai cittadini di Montaperto proprio su questi stessi temi e anche lui si professava di sinistra); come dire alcuni nativi stanno alla politica di sinistra esattamente come Nerone sta ai pompieri.
Ma di cosa e a quali fatti ci riferiamo? Parliamo di un’area di almeno cinquemila metri quadrati posti in una località prossima al centro storico di Montaperto che nel 2000 fu sottoposta a Vincolo Ambientale e Paesaggistico con Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in quanto considerata di “notevole interesse paesaggistico”.
Un territorio boschivo, pressoché integro fino al 2015, che nel 2016 fu sottoposto ad un esteso taglio abusivo di alberi di querce e nel mese di agosto del 2017 venne interessato anche da un vasto incendio che portò alla distruzione di una parte del bosco e di un deposito agricolo al punto da rendere necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco di Avellino.
La stessa area che nel 2018 fu interessata anche dai lavori per la costruzione di diverse strutture in cemento armato, realizzate “in assenza della concessione edilizia” e del parere della Soprintendenza: per dirla in breve si tratta di una decina di pilastri posizionati su un’area cementata di circa 130 metri quadrati, una pista lunga oltre 400 metri, un vano rettangolare e un muro di circa 100 metri realizzato in buona parte sul ciglio della strada comunale, opere per le quali fu poi disposto il sequestro a seguito di un sopralluogo effettuato dal Corpo Forestale dello Stato.
Ma non è tutto! In una nota pervenuta al Comune venne contestato anche il fatto che tali lavori avevano comportato la perdita irreversibile di un terrazzamento di età medievale oltre al sotterramento di altri adiacenti, anche essi vincolati dallo Stato, determinando una profonda alterazione del paesaggio circostante e compromettendo parte dei suoli interessati dalla presenza diffusa di materiale ceramico di età romana e medioevale.
Per tale motivo la Soprintendenza, per quanto attiene alla tutela archeologica, prescrisse che tutte le opere che comportavano tagli e movimenti terra dovevano avvenire in presenza di un professionista abilitato (archeologo), ma siccome nel 2018 a Montemiletto vigeva ancora la “politica del fai da te” i saggi non furono eseguiti da un archeologo abilitato ma bensì da un “escavatore con benna liscia” sotto l’egida di un architetto e alla presenza di un ingegnere; che dire, se incaricavano un pizzaiolo i risultati sarebbero stati esattamente gli stessi.
E sempre in quel contesto temporale, in area sottoposta a Vincolo Ambientale, fu abbattuto un edificio risalente al 1800 e venne cementata una intera stradina in pietra e ciottoli.
Ma se chi legge ritiene che sia accaduto solo questo si sbaglia, infatti nel 2020, sempre nella stessa zona, il Corpo Forestale contestava una nuova infrazione, questa volta si trattava del mutamento e trasformazione di terreni sottoposti a vincolo idrogeologico mediante movimenti di terra “non autorizzati” effettuati con mezzi meccanici che hanno comportato la soppressione di piante, arbusti e cespugli.
Questa è solo la premessa di un’articolata vicenda caratterizzata da una infinità di atti amministrativi che hanno condotto alla procedura per il “ripristino del bosco”, immediatamente seguita da altre attività tese ad ottenerne la sua sostituzione con un vigneto, compresi vari ricorsi al Tar che nell’ultima fase aveva deciso per la possibilità di insediare un vigneto nel bosco (senza però tagliare gli alberi) decisione che però non ha soddisfatto entrambe le parti che si sono rivolte al Consiglio di Stato. Quest’ultimo, a sua volta, ha stabilito il principio secondo il quale la sussistenza “in natura” di un’area boscata non sia sufficiente per poter apporre un diniego da parte del Comune ma vi è necessità di dotarsi di un atto “certativo”, ovvero deve essere indicato nel Piano Paesaggistico Regionale che ad oggi non è stato ancora approvato, ovvero non esiste.
Da questo momento in poi inizia una nuova fase che vedrà il Comune impegnato a difendere con ogni mezzo disponibile il territorio e la storia di Montaperto, i boschi del Comune di Montemiletto e di riflesso anche quelli di tutta la Provincia: se qualcuno si è illuso di poter ottenere risultati diversi si sbaglia, il nostro Comune è più forte degli interessi di parte, qualunque essi siano.