Il gip Maria Di Carlo aveva accolto la proposta del pm Maria Dolores De Gaudio ed aveva fissato per il 27 ottobre il giudizio immediato, ma la difesa, rappresentata dall'avvocato Antono Leone, ha chiesto il rito abbreviato per Valentino Salomone, il 38enne vigilante accusato del tentato femminicidio aggravato dalla premeditazione ( e del porto di un'arma in luogo pubblico) della moglie Giulia, 46 anni, ferita in modo grave a colpi di fucile lo scorso 2 febbraio a Paduli.
Un gesto “animato da una finalità prevaricatoria e controllante”, per il quale da quel giorno l'uomo, che non accettava, secondo gli inquirenti, la scelta del coniuge di voler procedere alla separazione giudiziale, è detenuto nel carcere di contrada Capodimonte.
Tutto era accaduto alla contrada Femmina Arsa, dinanzi all'abitazione della donna. A detta del Pm e dei carabinieri, l'uomo aveva raggiunto la zona a bordo della sua Opel Meriva, portandosi dietro un fucile Beretta semiautomatico. Aveva avvicinato la moglie per recuperare lo zaino del figlio, poi, mentre lei stava aprendo la sua Panda aveva esploso due colpi: il primo aveva centrato la malcapitata all'addome, l'altro al braccio sinistro. Giulia era corsa in casa, sabguionante, lui aveva fatto fuoco una terza volta contro il portone.
La 46enne – è assistita dall'avvocato Camilla Minicozzi – aveva dato l'allarme, chiedendo aiuto ad una familiare. In attesa dei carabinieri, che lo avevano arrestato, Valentino aveva inviato un messaggio vocale ad un congiunto, e con la voce rotta dal pianto gli aveva detto di aver fatto la cazzata più grande della sua vita.
La versione del 38enne al Gip: non volevo ucciderla, ero arrabbiato
Ero arrabbiato, ma non volevo ucciderla, aveva detto il 28enne durante la convalida. Aveva ricordato di aver lasciato la moglie un paio di anni fa e di avere ora una relazione soddisfacente con un'altra donna, precisando che la notifica del ricorso, avvenuta il sabato precedente, non lo aveva turbato. Al punto da contattare il legale che l'aveva curato per chiedere dei chiarimenti. E allora, perchè le tre fucilate?
Il 38enne aveva affermato che il figlio più grande era stato con lui il fine settimana, e che la domenica entrambi avevano cercato, inutilmente, di telefonare a Giulia. Obiettivo:prendere dalla Fiat Panda della donna lo zaino con i libri del minore, che, non avendoli avuti a disposizione, il lunedì non era andato a scuola. Ecco perchè, a suo dire, dopo aver cercato Giulia sul luogo di lavoro, si era recato a contrada Femmina Arsa, dove sorge la casa nella quale abitava prima della rottura del rapporto e del rientro a Pago Veiano, il centro del quale è originario. E quando gli era stato domandato perchè avesse il fucile, aveva replicato che se l'era portato dietro perchè era contrariato per alcune circostanze sulla gestione dei figli riportate nel ricorso, di cui non era a conoscenza, e di cui avrebbe voluto chiedere conto a Giulia.