«Meno polemiche a posteriori e più attenzione alla prevenzione». Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo interviene dopo i violenti scontri avvenuti sabato in Val di Susa, dove gruppi di manifestanti incappucciati hanno attaccato le forze dell’ordine schierate a protezione dei cantieri della Torino-Lione.

La sua posizione tiene insieme due principi: la tutela del diritto a manifestare e la condanna senza attenuanti delle azioni violente. Per Lo Russo, la politica sbaglia quando utilizza gli incidenti per delegittimare un’intera mobilitazione, ma commette un errore altrettanto grave quando ridimensiona le responsabilità degli aggressori in nome della causa nella quale tentano di confondersi.

«La storia italiana dimostra che la violenza viene sconfitta quando resta sola, priva di alibi, di coperture e di rendite politiche», ha affermato il sindaco, chiedendo alle istituzioni un impegno più forte sul terreno dell’intelligence, del coordinamento operativo e della cooperazione internazionale.

Gli assalti ai cantieri

La manifestazione organizzata nell’ambito del Festival dell’Alta felicità è degenerata quando gruppi organizzati hanno raggiunto i cantieri di Chiomonte e San Didero. Secondo le ricostruzioni delle autorità, contro gli agenti sono stati utilizzati pietre, bombe carta, razzi, artifici artigianali e bottiglie incendiarie. Alcuni mezzi di servizio sono stati dati alle fiamme.

Il bilancio è cresciuto con il passare delle ore. Le ultime stime parlano di oltre 120 feriti tra poliziotti, carabinieri e finanzieri. Circa 450 persone sarebbero state identificate, mentre Telt, la società incaricata della realizzazione della tratta transfrontaliera, ha quantificato in circa un milione di euro i primi danni al solo cantiere di Chiomonte.

Il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo ha contattato i vertici dei reggimenti Piemonte, Lombardia e Lazio per conoscere le condizioni dei militari coinvolti. Una telefonata è stata rivolta anche al maresciallo capo Emilio Di Maria, destinato al ricovero nel Policlinico militare di Roma per le lesioni riportate.

Piantedosi: attaccare una divisa significa attaccare lo Stato

Di tono ancora più netto l’intervento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, secondo il quale colpire chi indossa una divisa equivale a colpire lo Stato. Il ministro ritiene che dietro episodi avvenuti in città diverse agisca una rete capace di utilizzare battaglie politiche e sociali come occasione per produrre disordine e attaccare le forze dell’ordine.

Piantedosi ha chiesto a tutte le forze democratiche di prendere le distanze senza ambiguità. Già nelle ore successive agli scontri aveva parlato di una volontà di escalation, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva assicurato che la violenza non avrebbe piegato lo Stato. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha manifestato solidarietà agli agenti feriti.

Il movimento No Tav, dal canto suo, ha definito la mobilitazione una grande giornata di lotta e ha rivendicato la partecipazione di circa ventimila persone. Una lettura radicalmente diversa da quella delle autorità, che distinguono il corteo dagli attacchi condotti dai gruppi più organizzati.

La linea del sindaco

Lo Russo rifiuta sia l’equiparazione tra manifestanti e violenti sia qualsiasi indulgenza verso chi ha trasformato la protesta in un assalto. Il sindaco sostiene che gli episodi fossero almeno in parte prevedibili, perché riconducibili a modalità operative già osservate negli anni precedenti.

Da qui la richiesta di potenziare il lavoro preventivo, anche seguendo gli spostamenti dei militanti provenienti da altri territori o dall’estero. La presenza di componenti internazionali nelle manifestazioni più radicali è uno degli elementi sui quali si concentra l’attenzione degli apparati di sicurezza.

La contrapposizione politica resta però fortissima. Una parte della maggioranza accusa le opposizioni di non avere reciso completamente i legami con l’area antagonista. Dal fronte progressista arriva invece la condanna della violenza accompagnata dalla difesa del diritto delle comunità locali a contestare l’opera.

Torino ha bisogno della Tav

Sul futuro dell’infrastruttura, il sindaco non mostra esitazioni. Torino, sostiene, ha bisogno della linea ferroviaria Torino-Lione, così come necessita di una metropolitana più estesa e di un sistema ferroviario metropolitano più efficiente.

Per Lo Russo, il confronto non riguarda più l’opportunità di realizzare l’opera, ma le modalità con cui completarla, riducendo i ritardi e garantendo attenzione al territorio. La città e il Piemonte, nella sua visione, devono essere collegati alle principali reti europee senza rinunciare al dialogo con le comunità interessate dai lavori.

La sfida politica sarà evitare che gli scontri cancellino ogni possibilità di confronto. Separare la protesta democratica dalla violenza organizzata, impedire coperture o giustificazioni e migliorare la prevenzione rappresentano, per il sindaco, le condizioni necessarie per difendere insieme sicurezza pubblica e libertà di manifestazione.