La visita al cantiere devastato. Giorgia Meloni sceglie Chiomonte per pronunciare la risposta politica del governo alle violenze avvenute sabato nei cantieri della Torino-Lione. Accompagnata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, la presidente del Consiglio ha incontrato gli uomini delle forze dell’ordine impegnati nella vigilanza del sito e ha osservato da vicino i danni provocati durante l’assalto.
Container incendiati, mezzi danneggiati, recinzioni abbattute e strutture compromesse compongono lo scenario lasciato dagli scontri. Il bilancio aggiornato parla di 124 appartenenti alle forze dell’ordine feriti. Quattro mezzi sono stati danneggiati e le prime stime indicano, per il solo cantiere di Chiomonte, perdite vicine al milione di euro.
La visita della premier, durata meno di un’ora, ha avuto un significato che oltrepassa la ricognizione dei danni. Il governo ha voluto presentare la difesa del cantiere come una questione di autorità dello Stato, separando la legittima opposizione all’opera dalle azioni organizzate compiute da gruppi incappucciati e attrezzati per affrontare le forze dell’ordine.
Meloni chiama in causa gli inquirenti
Davanti alle strutture colpite, Meloni ha definito quanto accaduto una violenza «organizzata» e «premeditata», sostenendo che uno Stato non possa accettare il ferimento di oltre centoventi operatori durante una manifestazione. La presidente del Consiglio ha quindi chiesto alla magistratura e agli investigatori di svolgere il massimo sforzo per identificare e perseguire i responsabili.
Il passaggio sulla magistratura introduce nella vicenda una pressione politica destinata a proseguire oltre la visita in Val di Susa. Mentre la premier invoca risposte giudiziarie proporzionate alla gravità dei fatti, esponenti di Fratelli d’Italia chiedono di evitare condanne considerate troppo lievi e sollecitano la verifica di reati associativi. La qualificazione penale delle condotte, tuttavia, spetta alla Procura e dovrà essere fondata sulle responsabilità individuali emerse dalle indagini.
La Procura di Torino, guidata da Giovanni Bombardieri, procede al momento ipotizzando il reato di devastazione, senza escludere ulteriori contestazioni nei confronti delle singole persone identificate. Quattro cittadini stranieri, ritenuti dagli investigatori vicini al cosiddetto blocco nero, sono stati fermati nelle ore successive agli scontri.
Le attività di riconoscimento si concentrano sui filmati delle telecamere, sulle immagini raccolte dagli operatori e sul materiale sequestrato. Oltre ottocento persone sono state identificate durante i controlli effettuati nell’area del Festival Alta Felicità, mentre gli investigatori cercano di ricostruire la provenienza e l’organizzazione dei gruppi che hanno raggiunto i diversi cantieri.
Schlein condanna le violenze e respinge l’accusa politica
Mentre Meloni parlava da Chiomonte, Elly Schlein interveniva negli studi televisivi de L’Aria che tira. La segretaria del Partito democratico ha definito gli scontri gravi e inaccettabili, espresso solidarietà agli agenti feriti e ribadito una condanna priva di esitazioni. Ha però accusato il governo di utilizzare quelle azioni per colpire indistintamente le opposizioni.
La linea della leader dem prova a tenere insieme due esigenze. Da una parte, prendere una distanza inequivocabile dai gruppi protagonisti dell’assalto. Dall’altra, impedire che la violenza venga trasformata in una responsabilità politica collettiva del centrosinistra o di chi contesta la linea ferroviaria con strumenti democratici.
Secondo Schlein, maggioranza e opposizioni dovrebbero collaborare per isolare le frange violente, anziché impiegare gli incidenti come materia dello scontro tra partiti. È precisamente su questo punto che si apre la divergenza con la presidente del Consiglio: non sulla condanna dei fatti, condivisa nelle dichiarazioni ufficiali, ma sull’interpretazione politica delle responsabilità che li circondano.
Il centrodestra alza lo scontro con le opposizioni
Nelle ore successive all’assalto, gli esponenti della maggioranza hanno insistito sulle presunte ambiguità di una parte della sinistra nei confronti dell’antagonismo. Matteo Salvini ha parlato dei risultati di una lunga delegittimazione delle divise. Antonio Tajani ha accusato settori del centrosinistra di eccessiva tolleranza verso gruppi violenti. Da Fratelli d’Italia è arrivata la richiesta di una condanna unanime e non accompagnata da giustificazioni politiche.
Questa impostazione tende a ricondurre gli scontri dentro una contesa nazionale più ampia sulla sicurezza, sull’ordine pubblico e sui rapporti tra movimenti di protesta e forze politiche. Il rischio è che il confine necessario tra dissenso e violenza venga usato non per distinguere condotte differenti, ma per attribuire a un intero campo politico le azioni commesse da gruppi organizzati.
La condanna dell’assalto è arrivata, con accenti diversi, anche da esponenti delle opposizioni. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato a Piantedosi, chiedendogli di trasmettere agli agenti feriti la solidarietà e il ringraziamento del capo dello Stato.
Il dissenso e la responsabilità individuale
Il movimento contrario alla Torino-Lione attraversa da decenni la storia politica e sociale della Val di Susa. Al suo interno convivono amministratori, comitati territoriali, associazioni, cittadini e componenti antagoniste. Trattare questa realtà come un soggetto indistinto non aiuta né l’accertamento delle responsabilità né la tutela del diritto a manifestare.
Gli attacchi compiuti con pietre, bombe carta, razzi, bottiglie incendiarie e strumenti artigianali non appartengono alla normale dialettica democratica. Devono essere ricostruiti attraverso prove, identificazioni e contestazioni precise, evitando al tempo stesso di trasformare l’indagine penale in una sentenza preventiva contro un’intera area di opposizione sociale.
È questo il punto sul quale la politica appare oggi più divisa. Meloni presenta Chiomonte come il luogo in cui lo Stato deve dimostrare di non arretrare. Schlein sostiene che proprio la fermezza richieda di non confondere i responsabili delle violenze con le opposizioni. Tra queste due letture si svilupperà il confronto dei prossimi giorni, mentre alla magistratura resta il compito meno esposto alle formule politiche e più impegnativo: attribuire a ciascuno fatti e responsabilità individuali.