Volodymyr Zelensky è arrivato alla Casa Bianca per un nuovo incontro con il presidente statunitense Donald Trump, in una giornata segnata dall’intensificazione degli attacchi tra Ucraina e Russia e dall’assenza di progressi concreti sul fronte diplomatico.
Il presidente ucraino è entrato nell’Ala Ovest attraverso un ingresso laterale, lontano dalla tradizionale cerimonia di accoglienza davanti alle telecamere. La visita, la seconda a Washington nel giro di poche settimane, punta a consolidare il riavvicinamento tra i due leader dopo mesi di rapporti difficili e incomprensioni pubbliche.
Al centro del colloquio ci sono il rafforzamento della difesa aerea ucraina, la produzione di sistemi antimissile, il sostegno militare americano e le nuove misure economiche contro Mosca. Zelensky vuole inoltre convincere Trump che l’aumento degli attacchi ucraini contro infrastrutture russe possa costringere il Cremlino a riconsiderare la propria strategia.
La richiesta di nuove difese
La priorità di Kiev resta la protezione delle città e delle infrastrutture energetiche dai missili balistici e dai droni russi. Zelensky intende ottenere un maggiore coinvolgimento americano nella produzione e nella fornitura dei sistemi Patriot, indispensabili per intercettare gli ordigni più veloci.
Le discussioni riguardano anche la possibilità di sviluppare in Ucraina parte dei sistemi antimissile con tecnologia e componenti statunitensi. L’obiettivo sarebbe ridurre i tempi di consegna e aumentare l’autonomia industriale ucraina, in un momento in cui le scorte occidentali risultano sottoposte a una pressione crescente.
Il vertice si svolge inoltre nel giorno delle commemorazioni per il senatore Lindsey Graham, storico sostenitore dell’Ucraina e promotore di un progetto di nuove sanzioni contro i Paesi che continuano ad acquistare energia dalla Russia.
L’offensiva dei droni verso Mosca
L’incontro di Washington è stato preceduto da uno dei più vasti attacchi ucraini contro la regione della capitale russa. Secondo le autorità locali, oltre 390 droni sarebbero stati individuati in avvicinamento tra la tarda serata e le prime ore del mattino.
Le difese russe sostengono di averne intercettati decine nei pressi di Mosca e nei centri di Podolsk, Domodedovo, Kolomna e Cechov. In quest’ultima città un edificio è stato danneggiato, con finestre distrutte e fumo visibile dai piani superiori. Le autorità locali non hanno segnalato vittime in quell’episodio.
Canali filoucraini hanno riferito anche di un attacco contro un impianto industriale nell’area di Cechov. Le informazioni sui singoli obiettivi colpiti restano però frammentarie e non sempre verificabili in modo indipendente.
L’offensiva conferma la capacità di Kiev di portare un numero crescente di velivoli senza pilota a centinaia di chilometri dal confine, nel tentativo di danneggiare la produzione industriale, la logistica militare e le reti energetiche russe.
Blackout nella Crimea occupata
Un’altra esplosione avrebbe colpito una sottostazione elettrica a Feodosia, nella parte sud-orientale della Crimea occupata. Secondo il canale filoucraino Crimean Wind, una vasta porzione della città sarebbe rimasta senza corrente.
Non sono disponibili conferme indipendenti sull’entità dei danni. Gli attacchi contro la rete elettrica e le infrastrutture logistiche della penisola sono diventati sempre più frequenti, con l’obiettivo di ostacolare i rifornimenti destinati alle unità russe impegnate nel sud dell’Ucraina.
La Crimea, annessa unilateralmente dalla Russia nel 2014, rimane uno dei principali nodi militari e logistici del conflitto. Kiev la considera parte integrante del proprio territorio e sostiene che le strutture utilizzate dalle forze russe costituiscano obiettivi legittimi.
Le accuse dopo l’attacco a Belgorod
Nella regione russa di Belgorod, vicina alla frontiera, le autorità hanno denunciato nuovi attacchi contro aree abitate e mezzi civili. Le informazioni diffuse nelle ultime ore parlano di numerosi feriti, ma i diversi bilanci comunicati dalle fonti locali non coincidono e richiedono ulteriori verifiche.
Nei giorni precedenti, un’incursione con droni aveva provocato almeno dodici feriti, tra cui due bambini, e incendiato un edificio residenziale e diversi veicoli.
La Russia accusa Kiev di utilizzare gli attacchi in profondità per colpire deliberatamente la popolazione civile. L’Ucraina afferma invece di prendere di mira installazioni militari, impianti industriali e strutture che sostengono lo sforzo bellico russo.
Peskov alza i toni
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha accusato Kiev di ampliare il raggio delle proprie attività e ha sostenuto che la minaccia debba essere «eliminata una volta per tutte». Le parole mostrano l’intenzione russa di utilizzare l’offensiva dei droni per giustificare nuove operazioni militari e un irrigidimento della posizione negoziale.
Peskov ha fatto riferimento anche a presunti cittadini ucraini arrestati dalle autorità irachene e accusati di agire per conto di Kiev. Al momento non sono emersi riscontri indipendenti sufficienti per verificare la ricostruzione russa, le identità delle persone fermate o la natura delle attività contestate.
Il Cremlino continua a definire gli attacchi ucraini atti terroristici, mentre evita di indicare una data per la ripresa di negoziati sostanziali.
La diplomazia americana resta bloccata
A oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione russa, gli sforzi diplomatici degli Stati Uniti non hanno ancora prodotto un’intesa duratura. Washington alterna la pressione su Mosca alle richieste rivolte a Kiev affinché mostri disponibilità a un compromesso.
Trump ha assunto nelle ultime settimane una posizione più critica nei confronti del presidente russo Vladimir Putin, mostrando maggiore apertura verso le richieste militari ucraine. Questo spostamento ha migliorato il rapporto personale con Zelensky, ma non ha ancora modificato gli equilibri sul terreno né avvicinato le parti a un cessate il fuoco.
Il presidente ucraino punta ora a trasformare il nuovo clima politico in impegni concreti. Per Kiev, la capacità di colpire il territorio russo e di proteggere le proprie città sono due elementi della stessa strategia: aumentare il costo della guerra per Mosca e impedire che il tempo favorisca il Cremlino.