In merito allo schema di decreto legislativo sul federalismo fiscale regionale e locale, abbiamo chiesto un commento al Professor Leone Melillo, docente anche presso l'Università di San Isidro a Buenos Aires. Di seguito la sua analisi sulle dichiarazioni del Ministro Calderoli e sullo stato della riforma.

Come valuta la mancata intesa in Conferenza Unificata e il voto a maggioranza delle Regioni?

La mancata intesa prova la persistente asimmetria tra i diversi livelli di governo. La "leale collaborazione" non può ridursi a un formalismo quando permangono fratture profonde tra le autonomie locali e il centralismo statale. Il voto solo a maggioranza dimostra che il compromesso è debole, col rischio di cristallizzare i divari territoriali storici invece di sanarli con un sistema perequativo solido.

Unire autonomia e stabilità di bilancio è davvero la "quadratura del cerchio" come dice il Ministro?

Il Ministro evidenzia un nodo strutturale. In Italia l'attuazione del federalismo fiscale è sempre stata frenata dal timore di minare la stabilità complessiva. Tuttavia, definirla una "quadratura del cerchio" significa ammettere l'impotenza della politica economica. Senza una vera autonomia di entrata, si rischia solo un decentramento burocratico delle spese, mantenendo i flussi finanziari ancorati a Roma.

Cosa ne pensa della metafora della polenta e della farina per giustificare la scarsità di risorse?

È una metafora efficace, ma nasconde un'amara verità: non siamo di fronte al federalismo cooperativo del Titolo V, bensì a un "federalismo dell'austerità". Se le risorse sono scarse, ripartire il poco esistente senza interventi strutturali significa razionalizzare la scarsità, a discapito dei servizi essenziali nei territori più fragili.

Un vero impianto federale dovrebbe generare efficienza e moltiplicare il valore dei territori. Promettere "qualcosa in più a tutti" in futuro, subordinando i diritti dei cittadini all'arrivo di tempi migliori, è una risposta debole a una riforma attesa da un quarto di secolo.