"Inutile annunciare 10.000 beneficiari se i fondi coprono solo 800 posti. Servono subito psicologi, SerD e risorse reali. Riconoscere la tossicodipendenza come una malattia e non come un vizio è una svolta positiva e un atto di civiltà. Ma una legge non cammina con le buone intenzioni: senza risorse, personale sanitario e un potenziamento dei servizi, questa riforma rischia di rimanere del tutto inapplicata".
È il commento di Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà personale e Portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali, dopo l’approvazione definitiva della legge sulla detenzione domiciliare terapeutica.
64.773 i detenuti presenti oggi in Italia, 20.000 tossicodipendenti, rappresentando circa un terzo (circa il 32-34%) della popolazione detenuta. In Campania, i detenuti tossicodipendenti ammontano invece a 2.125, pari al 26,41* % delle presenze totali (8.046 detenuti).
Da sempre insieme alla conferenza nazionale dei detenuti abbiamo posto l'attenzione sulla necessità di misure alternative per questa tipologia di detenuti.
"Riconoscere la malattia non cancella la responsabilità penale, ma curare chi soffre di dipendenza è l’unico vero modo per abbattere la recidiva e garantire la sicurezza della collettività.
La cura deve iniziare dentro: "La riabilitazione non può partire all'improvviso una volta fuori. Servono subito più psicologi, psichiatri e operatori dei SerD all'interno delle carceri, altrimenti i detenuti non riusciranno nemmeno a costruire i progetti terapeutici per accedere alle comunità.
Il Governo parla di 10.000 potenziali beneficiari, ma i 19,4 milioni di euro stanziati coprono appena 800 percorsi. Si rischia di creare enormi quanto illusorie aspettative. Inoltre, la misura non basterà a risolvere l'emergenza del sovraffollamento".
C’è la necessità di potenziare gli Uffici dell’Uepe, che già hanno *4.400* persone in affidamento terapeutico, e rafforzare la collaborazione tra servizi territoriali, magistratura e comunità per far funzionare in modo omogeneo in tutto il territorio nazionale la rete dei servizi.
L'applicazione reale rischia di bloccarsi per le gravi carenze di organico tra i funzionari giuridici pedagogici, personale dei servizi sanitari nei penitenziari e nei tribunali di sorveglianza.
"Non facciamo il tifo contro la legge, anzi: proprio perché è giusta chiediamo che sia messa in condizione di funzionare», conclude *Ciambriello, che fa un appello al governo.
Chiediamo al Governo risorse concrete per Regioni e Asl, organici stabili negli istituti e sostegno alle comunità d'accoglienza, evitandone la trasformazione in carceri decentrate. Solo con cure e reinserimento lavorativo si cambia davvero la vita delle persone. Il vero gesto di clemenza sarebbe quello di un provvedimento deflattivo nei confronti degli 8000 detenuti che devono scontare meno di un anno di carcere".