Una casa cancellata fino alle fondamenta, una famiglia numerosa travolta nel sonno e un figlio costretto a cercare da lontano notizie dei propri genitori e dei fratelli. È la tragedia dei Voronov, colpiti a Radushne, nel distretto di Kryvyi Rih, durante il massiccio attacco russo che nella notte ha investito numerose regioni dell’Ucraina.
Il bilancio ufficiale, nel pomeriggio del 30 luglio, resta fermo a sei morti, tra i quali tre bambini. Altri componenti della famiglia risultano dispersi e le operazioni di identificazione non sono ancora terminate. Per questa ragione non è possibile affermare con certezza che siano già stati confermati i decessi dei genitori, dei sette figli presenti nell’abitazione e del nipotino, come riportato da alcune prime ricostruzioni locali.
La casa distrutta nella notte
Il missile ha colpito direttamente l’abitazione della famiglia nel villaggio situato a pochi chilometri da Kryvyi Rih. La potenza dell’esplosione ha raso al suolo l’edificio, rendendo particolarmente difficili le operazioni dei soccorritori e il riconoscimento delle persone rimaste sotto le macerie.
Le autorità ucraine e diversi media locali hanno indicato come possibile responsabile dell’attacco un missile balistico Iskander-M. Due fonti citate da Reuters hanno invece avanzato l’ipotesi che possa essere stato utilizzato un potente ordigno balistico di fabbricazione nordcoreana. L’identificazione definitiva del missile richiederà ulteriori verifiche sui frammenti recuperati.
Nella casa si trovavano Artem Voronov, 47 anni, la moglie Olena, 41 anni, sette dei loro dieci figli e un nipote di circa un anno e mezzo. Secondo le ricostruzioni della stampa ucraina, con i genitori erano presenti Mark, Dominika, Viorika, Zakhariy, Azariy Ilay, Federica ed Emilia, di età compresa tra i sei e i diciassette anni.
Il figlio che cercava notizie dalla Polonia
A rendere pubblica la dimensione familiare della strage è stato Matviy, uno dei figli maggiori, che vive e lavora in Polonia. Dopo aver riconosciuto nelle immagini diffuse attraverso internet ciò che restava della casa, il giovane ha cercato informazioni attraverso un canale locale di messaggistica.
Dalle risposte dei residenti e dalle successive comunicazioni dei soccorritori è emerso che l’edificio era stato completamente distrutto e che non erano stati trovati sopravvissuti tra le persone rimaste all’interno. La conferma formale della morte di tutti i dispersi, tuttavia, dipende dagli esami medico-legali sui resti recuperati.
Un’altra figlia della coppia, Aurika, vive in Germania. Il figlio Dania, padre del bambino che si trovava nella casa dei nonni, presta invece servizio nelle forze armate ucraine con il grado di capitano d’artiglieria. Il piccolo era stato affidato ai nonni durante l’assenza del padre.
Una famiglia conosciuta nel villaggio
I Voronov erano conosciuti a Radushne come una famiglia molto unita. Artem e Olena avevano cresciuto dieci figli e, secondo le testimonianze raccolte dai media locali, avevano concentrato ogni risorsa sulla loro istruzione e sul loro futuro.
Il maggiore tra i ragazzi presenti nella casa, Mark, frequentava un istituto tecnico collegato al settore minerario e industriale di Kryvyi Rih. Gli altri erano studenti delle scuole locali. Il missile ha colpito un’abitazione privata senza lasciare intatte neppure le fondamenta, coinvolgendo anche gli edifici vicini e ferendo un’anziana residente.
Le unità cinofile, i vigili del fuoco e le squadre della protezione civile hanno lavorato per ore tra cemento, mattoni e frammenti dell’abitazione. La distruzione ha reso necessario il ricorso agli esami genetici per attribuire con certezza i resti alle singole vittime.
Il bilancio ufficiale e quello temuto
La tragedia di Radushne è diventata uno dei simboli dell’attacco russo della notte tra il 29 e il 30 luglio. Nel primo bilancio diffuso dalle autorità regionali risultavano sei persone uccise, tra cui una bambina di sei anni e due ragazzi di undici e diciassette anni. Almeno cinque minori erano ancora indicati come dispersi nelle ore successive.
I media locali ritengono che nella casa non vi siano stati superstiti, ma la distinzione tra vittime accertate e persone ancora da identificare resta necessaria. I resti umani recuperati non permettono ancora di associare ufficialmente ogni nome a una vittima.
L’attacco complessivo ha coinvolto Kiev, Leopoli, Dnipro, Kharkiv, Poltava, Mykolaiv, Sumy, Vinnytsia, Cherkasy e Ivano-Frankivsk. La Russia ha impiegato più di settanta missili e circa 280 droni. Le difese ucraine hanno abbattuto la maggior parte dei velivoli senza pilota, ma soltanto uno dei nove missili balistici rilevati.
Il peso dei missili balistici
Il caso dei Voronov riporta al centro la vulnerabilità delle città ucraine davanti alle armi balistiche. Questi missili raggiungono gli obiettivi a velocità elevatissime e possono essere intercettati soltanto da un numero limitato di sistemi antiaerei.
La scarsità di batterie e intercettori Patriot lascia vaste aree del Paese senza una protezione adeguata. Nel caso di Radushne, l’ordigno ha raggiunto una normale abitazione e ha trasformato la vita di una famiglia in una procedura di ricerca, identificazione e ricomposizione dei resti.
Per Matviy, Aurika e Dania, i tre figli che non si trovavano nella casa, resta ora l’attesa delle conclusioni ufficiali. Una formalità dolorosa davanti a una realtà che le immagini delle macerie hanno già reso quasi impossibile smentire.