La strage della stazione di Bologna torna al centro della memoria nazionale nel giorno del suo 46° anniversario. Alle celebrazioni del 2 agosto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato come l'attentato del 1980 abbia lasciato "un segno profondo" nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani, definendo la bomba esplosa alla stazione il frutto di una "strategia neofascista del terrore" che mirava a distruggere i valori della libertà, della giustizia e della democrazia. Nel messaggio del Capo dello Stato viene inoltre sottolineato il ruolo svolto dalla magistratura e dalle istituzioni nel contrastare i depistaggi e nel ricercare la verità giudiziaria.
La commemorazione a Bologna
Le celebrazioni si sono svolte nel capoluogo emiliano con il tradizionale corteo fino alla stazione ferroviaria, dove alle 10.25, l'ora dell'esplosione del 2 agosto 1980, è stato osservato il minuto di silenzio accompagnato dal triplice fischio del locomotore. Accanto al sindaco Matteo Lepore erano presenti i familiari delle vittime e numerose autorità.
A rappresentare il Governo è intervenuto il sottosegretario all'Interno Nicola Molteni, che ha definito la strage "un attentato terroristico di matrice neofascista" e una ferita che appartiene all'intero Paese. Nel suo intervento, il presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime, Paolo Lambertini, ha invece denunciato i tentativi di revisionismo e chiesto alle istituzioni un impegno ancora più deciso nella ricerca della verità completa.
Le parole di Meloni e le polemiche
Nel messaggio diffuso dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la strage viene ricordata come uno dei più feroci attacchi terroristici e una delle pagine più buie della storia italiana. La premier ha ribadito l'impegno del Governo a collaborare nel percorso di pieno accertamento della verità sulle stragi che hanno segnato il Dopoguerra.
L'assenza di un esplicito riferimento alla matrice neofascista nel testo della premier ha però alimentato nuove polemiche. Esponenti dell'opposizione, tra cui Elly Schlein, Giuseppe Conte e Angelo Bonelli, hanno criticato quella che definiscono un'omissione rispetto alle sentenze definitive che hanno attribuito la responsabilità dell'attentato ai terroristi dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Diversa la posizione del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha ricordato come la verità giudiziaria abbia accertato la "matrice fascista" della strage, ribadendo al tempo stesso la necessità di proseguire nella ricerca della verità completa.
Una ferita ancora aperta
La strage del 2 agosto 1980, nella quale morirono 85 persone e oltre 200 rimasero ferite, resta il più grave attentato terroristico dell'Italia repubblicana. A distanza di 46 anni continua a rappresentare uno dei principali simboli della stagione della strategia della tensione e del confronto sulla memoria storica nazionale. Le commemorazioni si sono concluse senza incidenti, con la deposizione delle corone di fiori nella sala d'attesa della stazione, luogo simbolo dell'attentato.