Grande festa ieri pomeriggio a Salerno per la Madonna che viene dal mare. Un momento di fede e spiritualità sottolineato nella sua omelia anche dall'arcivescovo Andrea Bellandi, che riportiamo integralmente.
"Cari fratelli e sorelle,
ogni anno questo momento suscita nel cuore della nostra città un’emozione che va ben oltre la bellezza di una tradizione. Vedere Maria giungere dal mare è un’immagine che parla da sola: una Madre che viene incontro ai suoi figli, che non aspetta di essere cercata, ma si mette in cammino per raggiungerli. È la stessa premura che il Vangelo ci fa contemplare quando Maria, dopo l’annuncio dell’angelo, si alza e va in fretta da Elisabetta. L’amore autentico non rimane fermo; si mette in viaggio. E oggi la Vergine viene ancora una volta verso di noi.
Ma la liturgia di questa domenica ci invita a leggere questo gesto con uno sguardo ancora più profondo.
Il mare non è soltanto lo scenario sul quale arriva la Madonna. Il mare è una delle immagini più vere della nostra vita.
Chi vive accanto al mare sa bene che esso cambia continuamente volto. Vi sono giorni nei quali la sua superficie appare tranquilla, quasi a riflettere la serenità del cielo, e altri nei quali il vento lo sconvolge, le onde si alzano, la navigazione diventa incerta e il marinaio riscopre tutta la sua fragilità. Così è anche la nostra esistenza. Nessuno attraversa la vita senza conoscere la bonaccia e la tempesta, la gioia e il dolore, le partenze e gli approdi, le speranze coltivate con entusiasmo e le prove che sembrano togliere il respiro.
Esiste poi un mare ancora più profondo, quello che ciascuno porta dentro di sé. Il cuore dell’uomo è un mare che nessuno riesce a conoscere fino in fondo. In esso convivono desideri e paure, domande e silenzi, ferite antiche e speranze che non osiamo confidare a nessuno. Gli altri vedono soltanto la superficie; Dio, invece, guarda le profondità.
Ma oggi sarebbe incompleto parlare del mare soltanto come di un simbolo.Il mare è anche una realtà.
È il mare che ha costruito la storia della nostra città, che ha dato lavoro, incontro, cultura e vita. Ma è anche il mare che ogni giorno continua a raccontare drammi che non possiamo ignorare. È il mare attraversato da uomini, donne e bambini che lasciano la propria terra perché costretti dalla guerra, dalla fame, dalla persecuzione o dalla disperazione, portando nel cuore il desiderio semplice e universale di vivere in pace. È il mare della speranza, ma troppo spesso diventa anche il mare del dolore.
Non possiamo celebrare una Madonna che viene dal mare senza ricordare quanti quel mare lo attraversano con il cuore colmo di paura e quanti, purtroppo, non raggiungono mai la riva.
Forse proprio qui la figura di Maria acquista una luce ancora più intensa. Ella attraversa il mare non come una regina distante, ma come una Madre che custodisce nel suo cuore tutti i suoi figli. Accompagna chi affronta il viaggio con la speranza di una vita nuova, sostiene chi vive ogni giorno il mare della propria sofferenza e affida alla misericordia del Padre anche coloro che il mare ha accolto nel suo silenzio. Là dove spesso noi vediamo soltanto numeri, statistiche o notizie destinate a essere dimenticate, Maria continua a vedere dei volti, delle storie, dei figli.
E proprio dentro questo mare, simbolico e reale, risuona oggi una delle pagine più consolanti di tutta la Scrittura.
San Paolo sembra raccogliere tutte le tempeste che possono abbattersi sull’uomo: la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, il pericolo, la spada. È come se volesse dirci che conosce bene il mare agitato della vita. Eppure conclude con una certezza che attraversa i secoli e raggiunge anche noi: nulla potrà separarci dall’amore di Dio manifestato in Cristo Gesù nostro Signore.
Non dice che il cristiano sarà risparmiato dalla sofferenza. Dice qualcosa di ancora più grande: nessuna sofferenza riuscirà a separarci dall’amore di Dio. Questa è la speranza che ha sostenuto Maria lungo tutta la sua esistenza.
Anche lei ha navigato in un mare che non sempre comprendeva. Il suo “Eccomi” all’Annunciazione è stato l’inizio di un viaggio senza mappe. Ha conosciuto la povertà di Betlemme, la fuga in Egitto, lo smarrimento del Figlio, l’incomprensione, fino a giungere alla tempesta del Golgota, dove ogni promessa sembrava infrangersi contro il legno della croce. Eppure è rimasta lì, in piedi, perché aveva imparato che la fedeltà di Dio è più forte di ogni oscurità.
Il Vangelo ci mostra come questa fedeltà prenda un volto concreto.
Gesù vede una folla stanca, affamata, disorientata. Non vede un problema da risolvere, ma persone da amare. Matteo dice che ne ebbe compassione. È una parola bellissima. La compassione di Cristo non è pietà superficiale, ma è la decisione di lasciarsi toccare dal bisogno dell’altro fino a farsene carico.
Ed è significativo che il primo bisogno di cui Gesù si occupa sia la fame.
Perché Dio non ama l’uomo in astratto. Ama l’uomo concreto, con il suo corpo e la sua anima, con il suo bisogno di pane e con la sua sete di infinito.
Ma c’è un particolare che merita la nostra attenzione. Gesù avrebbe potuto compiere il miracolo da solo. Invece coinvolge i discepoli e dice loro: «Voi stessi date loro da mangiare».
Quelle parole non erano rivolte soltanto ai Dodici. Sono rivolte anche a noi.
Sono rivolte a una Chiesa che non può limitarsi ad ammirare la compassione di Cristo, ma deve diventare essa stessa compassione; a una comunità che non può contemplare da lontano la fame dell’uomo, materiale o spirituale, ma è chiamata a condividere quel poco che possiede, sapendo che nelle mani del Signore anche cinque pani e due pesci possono diventare abbondanza per molti.
Ed è qui che Maria trova il suo posto nel cuore del Vangelo.
Prima che Gesù distribuisse il pane alle folle, è stato Lui stesso a ricevere il pane dalle mani di sua Madre. Colei che ha nutrito il Figlio di Dio nella sua umanità contempla ora il Figlio che sfama l’umanità con la sua compassione e prepara quel Pane eucaristico che continuerà a sostenere la Chiesa fino alla fine dei tempi.
Maria conosce il linguaggio della cura, dell’attenzione, della dedizione silenziosa. È la donna che custodisce, che accompagna, che non si sottrae mai al bisogno dell’altro.
E quando, ai piedi della croce, Gesù le affida il discepolo amato, non consegna alle sue cure un solo uomo, ma tutta l’umanità. Da quel momento la sua maternità non conosce più confini. Ogni uomo diventa suo figlio. Ogni dolore diventa anche il suo dolore. Ogni speranza trova posto nel suo cuore.
Ecco perché oggi la Madonna viene dal mare.
Viene per ricordarci che nessuna tempesta è così forte da vincere l’amore di Dio; viene per dirci che ogni uomo è nostro fratello e che nessuno può essere dimenticato; viene per insegnarci che la compassione non è un sentimento, ma uno stile di vita; viene per prendere per mano questa città e domandarle di essere sempre una riva di accoglienza, una comunità capace di condividere il pane, una Chiesa che non passa oltre davanti alle ferite dell’uomo.
Perché esiste un mare che nessuno di noi può evitare: è il mare della vita. Ma esiste anche un mare che il Vangelo ci chiede di vincere: il mare dell’indifferenza, quello nel quale rischiano di naufragare non soltanto uomini e donne in cerca di salvezza, ma anche la nostra umanità, ogni volta che ci abituiamo al dolore degli altri e smettiamo di lasciarci ferire dalle loro lacrime.
Affidiamoci allora a Maria.
Lasciamoci accompagnare da questa Madre che conosce il mare della fede, il mare del dolore e il mare della speranza. Chiediamole di insegnarci a credere, come lei, che nulla potrà mai separarci dall’amore di Cristo e a vivere, come il suo Figlio, una compassione che si fa pane condiviso, vicinanza concreta e speranza per ogni uomo".