Federico Venco si era fermato per aiutare una sconosciuta in difficoltà. Un gesto istintivo, compiuto lungo la strada del Sempione, che pochi minuti dopo gli è costato la vita. Il motociclista, 36 anni, residente a Samarate, è stato travolto deliberatamente da un’automobile nella frazione Maddalena di Somma Lombardo, in provincia di Varese.
Alla guida della vettura c’era l’ex compagno della donna che Venco aveva appena accompagnato. L’uomo, 43 anni, avrebbe scambiato il motociclista per un nuovo rivale sentimentale. È stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di omicidio volontario.
L’incontro casuale lungo il Sempione
Erano circa le 23 di sabato 1° agosto quando Federico Venco, in sella alla propria moto, ha notato una donna ferma sul ciglio della strada nella zona di Vergiate. La motociclista aveva perso il telefono, sul quale aveva impostato il navigatore, e non sapeva come raggiungere la località Maddalena.
La donna, 39 anni, doveva incontrare l’ex fidanzato per uno scambio di effetti personali dopo la fine della loro relazione. Venco, che non la conosceva, si è offerto di accompagnarla, precedendola lungo il tragitto e mostrandole la strada.
Era diretto dalla propria fidanzata, ma aveva deciso di fermarsi e dedicare alcuni minuti a una persona che appariva in difficoltà. Non aveva alcun legame con la vicenda sentimentale nella quale sarebbe stato coinvolto pochi istanti dopo.
L’auto lanciata contro la moto
Secondo la prima ricostruzione investigativa, all’arrivo dei due motociclisti l’ex compagno della donna avrebbe interpretato la presenza di Venco come la conferma di una nuova relazione. A quel punto avrebbe accelerato con la propria automobile e speronato volontariamente la moto del trentaseienne.
L’urto è stato violentissimo. Federico Venco è stato scaraventato fuori strada ed è morto sul colpo. I soccorritori intervenuti sul posto non hanno potuto fare nulla per salvarlo.
La dinamica non viene trattata come un incidente stradale. Le testimonianze raccolte nella notte e gli accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Gallarate hanno portato all’arresto dell’automobilista con l’ipotesi di omicidio volontario.
L’aggressione contro l’ex compagna
Dopo l’investimento, il quarantatreenne sarebbe sceso dall’auto e avrebbe aggredito anche la donna. Alcuni passanti, richiamati dalla scena, sarebbero intervenuti per fermarlo e avrebbero chiamato il numero unico di emergenza.
La motociclista è stata accompagnata all’ospedale di Gallarate in stato di shock. Le sue condizioni fisiche non sono state giudicate gravi, ma la sua testimonianza è diventata uno degli elementi centrali per ricostruire la sequenza dei fatti.
Secondo le informazioni emerse nelle prime ore dell’indagine, all’interno dell’automobile sarebbero stati trovati un coltello di piccole dimensioni e un grosso sasso. Il ritrovamento è al vaglio degli inquirenti, che dovranno stabilire perché quegli oggetti si trovassero nel veicolo e se l’appuntamento fosse stato organizzato con l’intenzione di aggredire la donna. Al momento si tratta di un’ipotesi investigativa, non di una circostanza definitivamente accertata.
Una relazione terminata da poche settimane
Il rapporto tra la donna e l’uomo arrestato si era concluso da meno di un mese. L’incontro sarebbe stato fissato dopo le insistenze del quarantatreenne, ufficialmente per restituire o scambiare alcuni oggetti personali.
Gli investigatori stanno verificando i contatti precedenti all’appuntamento, i messaggi tra i due ex compagni e gli spostamenti compiuti quella sera. Dovranno inoltre chiarire se l’investimento sia stato deciso nell’istante in cui l’uomo ha visto arrivare le due motociclette oppure se esistesse già un progetto violento diretto contro la donna.
Il ricordo del motociclista gentile
Federico Venco era conosciuto a San Macario, frazione di Samarate, dove viveva. Amava la moto e la montagna ed era ricordato per la disponibilità verso gli altri, in particolare per l’aiuto prestato agli anziani della comunità.
Era il terzo di quattro fratelli e il figlio di Ermanno Venco, già sindaco di Samarate, morto in montagna nel 2010. Il gesto con cui si è conclusa la sua vita, fermarsi accanto a una persona sconosciuta che aveva bisogno di aiuto, coincide con il ritratto restituito da chi lo conosceva.
L’inchiesta dovrà ora accertare ogni responsabilità e ricostruire con precisione la volontà dell’uomo arrestato. Resta la morte di un trentaseienne completamente estraneo alla relazione tra i due, finito al centro di una violenza che non poteva prevedere soltanto per avere scelto di non voltarsi dall’altra parte.