Milano lo ha aspettato in silenzio, poi lo ha accolto come accade soltanto con chi non appartiene più a una squadra, ma alla memoria collettiva di una città. Quando il feretro di Franco Baresi è arrivato davanti alla basilica di Sant’Ambrogio, la piazza già gremita si è sciolta in un lungo applauso. Le bandiere rossonere hanno coperto il sagrato, mentre migliaia di voci hanno ripetuto il coro che ha accompagnato un’intera epoca: «C’è solo un Capitano».

La bara è entrata nella basilica poco dopo le 11, preceduta e seguita dal numero 6, dalle sciarpe, dalle fotografie e dai volti segnati di chi con Baresi aveva condiviso spogliatoi, vittorie e sconfitte. Non era soltanto il funerale di un campione. Era il congedo da una figura che per il Milan aveva rappresentato fedeltà, rigore e appartenenza.

La piazza rossonera

Già dalle prime ore della mattina piazza Sant’Ambrogio si era riempita di tifosi arrivati con maglie, cappellini e vessilli storici. Il grande bandierone con il 6 campeggiava davanti alla basilica, mentre da un palazzo affacciato sulla piazza uno striscione salutava la “leggenda immortale”.

Il caldo e la città svuotata dalle ferie non hanno fermato il popolo milanista. Famiglie, anziani, ragazzi che non lo avevano mai visto giocare e sostenitori cresciuti negli anni del grande Milan hanno atteso dietro le transenne. Al passaggio dell’auto funebre, il silenzio si è trasformato in cori, applausi e lacrime.

Per la giornata il Comune di Milano ha proclamato il lutto cittadino, con le bandiere civiche a mezz’asta. Il sindaco Giuseppe Sala ha raggiunto la basilica insieme ai rappresentanti del calcio italiano e internazionale.

Il ritorno dei compagni

Uno dopo l’altro sono arrivati gli uomini che avevano costruito con Baresi una delle squadre più forti della storia. Paolo Maldini, Marco Van Basten, Mauro Tassotti e Pietro Paolo Virdis sono entrati insieme, accolti dall’ovazione della piazza. I loro volti commossi hanno restituito per un istante l’immagine di uno spogliatoio mai davvero disperso.

C’erano Filippo Galli, Roberto Donadoni, Daniele Massaro, Alberico Evani, Demetrio Albertini, Clarence Seedorf, Alessandro Costacurta, Dejan Savicevic e molti altri. Massaro e Savicevic hanno mostrato davanti ai tifosi la fascia bianca da capitano con il numero 6.

Fabio Capello è arrivato visibilmente provato. Con lui, tanti protagonisti delle stagioni in cui il Milan dominò in Italia e in Europa. Quell’incontro non aveva il sapore della celebrazione. Era il ritorno doloroso di una famiglia raccolta attorno all’uomo che per anni ne era stato il centro silenzioso.

Il ricordo di Filippo Galli

Tra le parole più intense ci sono state quelle di Filippo Galli, che ha ricordato la finale di Barcellona e il volto di Baresi mentre sollevava la Coppa dei Campioni davanti a decine di migliaia di tifosi rossoneri.

Nel suo racconto non c’era soltanto la grandezza del calciatore, ma la sofferenza attraversata prima di riportare il Milan sul tetto d’Europa. Baresi aveva conosciuto la Serie B, gli anni più difficili e la risalita. Non aveva abbandonato il club quando sarebbe stato più semplice farlo. Era rimasto, trasformando la fedeltà in una forma di leadership.

È questa la ragione per cui il suo nome ha superato i confini del tifo. Il Capitano non era amato soltanto per i trofei, ma per il modo in cui li aveva conquistati.

Cairo: «Un calcio che non c’è più»

Tra i presenti anche Urbano Cairo, arrivato con il figlio Federico. Il presidente del Torino ha ricordato Baresi come un campione umile, elegante nella vittoria e nella sconfitta, modello di un calcio ormai difficile da ritrovare.

«Persone come lui non ce ne sono più» è stato il senso del suo omaggio. La grande partecipazione, in pieno agosto, dimostra quanto Baresi fosse diventato un simbolo ben oltre il perimetro rossonero.

Alla cerimonia hanno partecipato anche delegazioni dell’Inter, del Real Madrid e del Barcellona, insieme ai rappresentanti della Federcalcio e della Lega Serie A. Il Milan era rappresentato da Gerry Cardinale, Paolo Scaroni, Massimo Calvelli, dai dirigenti e dai dipendenti del club. Christian Pulisic e Santiago Gimenez, rimasti a Milano per recuperare dagli infortuni, hanno rappresentato la prima squadra impegnata in tournée in Australia.

I fischi alla proprietà

L’arrivo di Cardinale e Scaroni è stato accompagnato anche da alcuni fischi. Nel giorno del dolore, una parte della tifoseria non ha rinunciato a manifestare la distanza dalla proprietà e dalla dirigenza attuale.

È stato un momento breve ma significativo. La piazza convocata dal nome di Baresi ha mostrato ancora una volta quanto la sua figura rappresenti un’idea precisa di Milan: appartenenza assoluta, continuità, rispetto della storia. Un modello con il quale ogni proprietà e ogni dirigente finiscono inevitabilmente per essere misurati.

Il contrasto tra l’applauso riservato agli ex compagni e la contestazione ai vertici del club ha raccontato anche questo: Baresi continua a essere la misura morale del Milan.

Il numero 6 per sempre

La maglia numero 6 era stata ritirata dal club, ma in piazza era ovunque. Sulle spalle dei tifosi, sulle bandiere, nelle fotografie e nella fascia mostrata dagli ex compagni. Non era più soltanto un numero di maglia. Era diventato una dichiarazione di appartenenza.

Nel derby di Perth il Milan giocherà con il lutto al braccio. Prima della partita sarà osservato un minuto di silenzio e le immagini dell’ex capitano saranno proiettate sui maxischermi. Ma il tributo più autentico è già arrivato dalle strade di Milano.

È arrivato da chi ha aspettato per ore sotto il sole, da chi ha portato un figlio per spiegargli chi fosse Franco Baresi, da chi ha pianto vedendo di nuovo insieme Maldini, Van Basten, Galli e gli altri uomini di quella squadra irripetibile.

Il feretro è entrato a Sant’Ambrogio tra gli applausi. Il Capitano ha lasciato la piazza, ma il suo numero è rimasto alzato sopra la folla.