di Paola Iandolo
Saranno effettuati il 25 agosto, presso i laboratori del Ris dei Carabinieri di Roma gli accertamenti tecnici irripetibili sui reperti sequestrati dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Avellino dopo gli spari a Contrada Alvanite. Per questa vicenda, sono accusati di tentato omicidio, Pellegrino e Giuseppe Capaccio, padre e figlio, (il primo ai domiciliari, il secondo in carcere) per uno dei due episodi avvenuti nella sera di Pasqua nel quartiere di Atripalda. Entrambi sono difesi dal penalista Alfonso Maria Chieffo. L’esame tecnico sarà eseguito sui tamponi effettuati dai militari agli ordini del capitano Alessandro De Palma, su alcuni indumenti sottoposti a sequestro riconducibili agli indagati raggiunti da ben due ordinanze di misura cautelare.
La ricostruzione
Nelle prima serata di sabato Santo, Giuseppe Capaccio avrebbe sparato contro la Mito diversi colpi d'arma da fuoco con la 7.65 poi sequestrata dai militari. Inizialmente il giudice per le indagini preliminari, Antonio Sicuranza, non aveva ritenuto di concedere la misura cautelare, ma successivamente - con ulteriori indagini - il quadro investigativo si è arricchito di nuovi elementi ed è scattata la seconda misura per padre e figlio.
I colpi sarebbero stati esplosi ad altezza uomo. Determinante è stato il ritrovamento del veicolo. Sulla carrozzeria dell’auto sono stati infatti rilevati fori di proiettile compatibili con munizioni calibro 7,65, presenti lungo la fiancata della vettura. Le indagini sulla doppia sparatoria - avvenuta la stessa giornata, ma in momenti diversi - sono ancora in corso. I Carabinieri hanno individuato tutte le persone che erano presenti, oltre alla famiglia Romano, altri quattro soggetti, tra cui due donne.