Gli sherpa del centrodestra si riuniscono nella sede nazionale di Fratelli d’Italia, in via della Scrofa a Roma, per tentare di chiudere l’accordo sulle preferenze nella nuova legge elettorale. L’obiettivo è arrivare alla pausa estiva con un testo condiviso, da trasformare in un emendamento da presentare entro il 1° settembre al Senato.
La trattativa riguarda uno dei punti più delicati della riforma approvata dalla Camera: il rapporto tra candidati scelti direttamente dagli elettori e posti riservati ai capilista indicati dai partiti. Il testo uscito da Montecitorio mantiene infatti le liste bloccate, ma la maggioranza punta a modificare questo meccanismo durante il passaggio a Palazzo Madama.
Il tavolo del centrodestra
Alla riunione partecipano i rappresentanti che da settimane seguono il dossier. Per Fratelli d’Italia sono indicati il responsabile dell’Organizzazione Giovanni Donzelli e il deputato Angelo Rossi. La Lega è rappresentata dal ministro Roberto Calderoli e da Andrea Paganella.
Al tavolo siedono anche Lorenzo Cesa per l’Udc, Alessandro Colucci per Noi Moderati, Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio per Forza Italia. Tra gli azzurri partecipa inoltre il senatore Roberto Rosso, incaricato di seguire la trattativa per conto della capogruppo al Senato Stefania Craxi.
La presenza di tutte le componenti della coalizione risponde anche all’esigenza di mostrare compattezza dopo le tensioni emerse alla Camera, dove l’emendamento sulle preferenze era stato respinto a scrutinio segreto. In quella occasione il testo era stato sottoscritto soltanto da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc.
Tre preferenze sotto i capilista
La base della trattativa riprende lo schema già bocciato a Montecitorio. L’elettore potrebbe esprimere fino a tre preferenze, contrassegnando i candidati collocati sotto un capolista bloccato. Per le preferenze sarebbe previsto il rispetto dell’alternanza tra uomini e donne.
La mediazione fisserebbe inoltre al 60 per cento il limite massimo di presenza di ciascun genere tra i capilista, estendendo a questa fascia di candidati una regola già prevista per gli altri nomi inseriti nelle liste.
Il risultato sarebbe un sistema misto. I vertici dei partiti continuerebbero a garantire l’elezione di una quota di candidati attraverso i capilista bloccati, mentre gli altri seggi dipenderebbero dal consenso personale raccolto sul territorio.
L’introduzione delle preferenze modificherebbe in maniera significativa il testo approvato dalla Camera, che al momento prevede liste bloccate nei collegi plurinominali. L’impianto generale della riforma resta invece proporzionale, con un premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori alla lista o alla coalizione capace di raggiungere almeno il 42 per cento dei voti.
I correttivi chiesti da Forza Italia
Secondo le ricostruzioni emerse alla vigilia dell’incontro, anche Forza Italia, finora la componente più prudente sull’introduzione delle preferenze, sarebbe vicina ad accettare il compromesso. Gli azzurri chiedono però di intervenire su alcuni aspetti tecnici.
Una parte del partito vorrebbe eliminare l’obbligo per i capilista di comparire anche nel listino collegato al premio nazionale. La modifica ridurrebbe il numero di candidati obbligati a confrontarsi con le preferenze e aumenterebbe i posti sui quali le segreterie potrebbero esercitare un controllo diretto.
La seconda ipotesi riguarda le circoscrizioni estere. Il sistema con capilista bloccati e tre preferenze potrebbe essere esteso anche agli italiani residenti fuori dal Paese. Attualmente, per queste circoscrizioni, è possibile indicare direttamente sulla scheda il nome dei candidati prescelti.
Non tutti i dettagli risultano tuttavia definiti. Nelle scorse settimane esponenti di Forza Italia avevano sottolineato che le preferenze non rappresentano l’elemento essenziale della riforma, insistendo invece sull’obiettivo della stabilità politica.
La prova dell’unità politica
Oltre ai contenuti, la trattativa ha un valore politico. La maggioranza punta a depositare un emendamento firmato congiuntamente da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e Udc. Una sottoscrizione unitaria dovrebbe ridurre il rischio di nuove sorprese durante le votazioni segrete.
Il calendario impone tempi stretti. L’esame in Aula al Senato è previsto dal 9 settembre, con ulteriori sedute l’11 e il 14. Le dichiarazioni di voto e il voto finale sono stati programmati per il 15 settembre.
La riunione di via della Scrofa servirà dunque a stabilire se l’accordo politico sia abbastanza solido da reggere anche alla prova parlamentare. La fumata bianca appare vicina, ma restano da definire il peso effettivo delle preferenze, la protezione riservata ai capilista e l’estensione delle nuove regole alle circoscrizioni estere.