Sono 89 gli edifici sgomberati nell’area dei Campi Flegrei, per un totale di 525 unità abitative interessate. È il nuovo bilancio delle attività condotte dai Vigili del fuoco dopo il terremoto di magnitudo 4.7 registrato la sera del 31 luglio e avvertito distintamente a Pozzuoli, nei quartieri occidentali di Napoli e in numerosi comuni dell’area flegrea.
Le squadre hanno già portato a termine 382 interventi, soprattutto verifiche sulla stabilità degli edifici, rimozione di elementi pericolanti e operazioni di messa in sicurezza. Restano tuttavia 767 richieste in attesa. Un dato che restituisce la dimensione dell’emergenza e lascia prevedere che il numero degli immobili evacuati possa cambiare con il procedere dei sopralluoghi.
Il sisma principale è avvenuto alle 19.46 del 31 luglio. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha localizzato l’evento tra Pozzuoli e Quarto, a una profondità di circa tre chilometri. Nelle ore successive è proseguito uno sciame sismico con numerosi eventi di minore intensità.
Il dispositivo dei soccorsi
Sul territorio sono operativi 37 moduli MO.RECS, le unità specializzate nella ricognizione degli scenari e nella valutazione rapida dei danni. Trenta sono arrivati da comandi esterni alla Campania, quattro dagli altri comandi regionali, due dal Comando di Napoli e uno dalla Direzione regionale, destinato agli interventi urgenti sugli edifici pubblici.
Il dispositivo è stato progressivamente rafforzato con personale proveniente da diverse regioni. Già nelle prime ore dopo la scossa erano state mobilitate unità specialistiche per le verifiche speditive di staticità, mentre altri moduli sono partiti dalla Calabria per sostenere il sistema nazionale di soccorso.
Una squadra di tecnici della Direzione regionale della Campania è impegnata nella tutela dei beni culturali, particolarmente numerosi nell’area flegrea. Cinque squadre operano invece, insieme alla Polizia locale, per consentire alle famiglie evacuate di recuperare documenti, medicinali, vestiti e altri effetti personali dalle abitazioni interdette.
L’assistenza alla popolazione
All’emergenza abitativa si è aggiunta in alcune zone di Pozzuoli la mancanza d’acqua. I Vigili del fuoco hanno inviato tre autobotti per distribuire acqua non potabile e sostenere le famiglie rimaste senza servizio idrico.
Il comandante provinciale Giuseppe Paduano ha sottolineato che l’impegno del Corpo resta massimo su tutti i fronti. Il rafforzamento del dispositivo, ha spiegato, permette di rispondere in maniera più capillare alle richieste dei cittadini, affiancando ai controlli sugli edifici la protezione del patrimonio culturale, il recupero delle masserizie e l’assistenza alle persone.
La priorità resta la verifica delle condizioni di sicurezza degli immobili. Ogni sopralluogo può concludersi con il rientro dei residenti, con la necessità di interventi limitati oppure con un provvedimento di sgombero. Per centinaia di famiglie l’attesa dipende quindi dai tempi tecnici delle ispezioni e dalla possibilità di trovare una sistemazione alternativa.
Un territorio segnato dal bradisismo
La nuova emergenza si inserisce nella fase di sollevamento del suolo iniziata nel 2005 e ancora in corso nella caldera. Secondo la Protezione civile, negli ultimi anni il fenomeno è stato accompagnato da un aumento della frequenza dei terremoti, generalmente superficiali e per questo avvertiti con particolare intensità dalla popolazione.
Il monitoraggio resta affidato all’INGV, attraverso l’Osservatorio Vesuviano, che controlla costantemente la sismicità, le deformazioni del terreno e i parametri delle fumarole. Le verifiche sugli edifici continueranno senza interruzioni, con l’obiettivo di ridurre la lunga coda delle richieste e definire rapidamente quali abitazioni potranno essere nuovamente occupate.
Le autorità invitano i cittadini a seguire soltanto le comunicazioni ufficiali e a chiamare il 115 esclusivamente in presenza di un pericolo concreto, evitando di sovraccaricare le linee destinate alle operazioni di soccorso.