Si è spento questa mattina nella sua Pavana, circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari, Francesco Guccini. Il cantautore, scrittore e interprete di alcune delle pagine più importanti della musica italiana aveva 86 anni.
A rendere nota la morte è stata la famiglia, che ha chiesto di poter vivere il lutto nella più stretta intimità. Nel rispetto delle volontà dell’artista, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata.
Un momento pubblico per ricordarlo sarà organizzato nel mese di settembre, quando anche il pubblico che lo ha seguito e amato nel corso di oltre mezzo secolo potrà salutarlo.
L’ultimo viaggio nella sua Pavana
La vita di Guccini si è conclusa nel luogo che più di ogni altro aveva custodito le sue radici. Pavana, sull’Appennino pistoiese, non era soltanto il paese della famiglia e dell’infanzia, ma una geografia interiore continuamente riaffiorata nelle canzoni, nei romanzi e nei racconti.
Nato a Modena il 14 giugno 1940, vi aveva trascorso i primi anni durante la guerra, nella casa dei nonni paterni. A quel mondo di mulini, boschi, dialetti, osterie, strade di montagna e partenze aveva continuato ad attingere per tutta la vita, trasformando la memoria privata in una narrazione universale.
Pavana era diventata il suo rifugio dopo la lunga stagione dei concerti, ma anche il luogo dal quale osservare il tempo presente. Qui aveva inciso nel vecchio mulino di famiglia L’Ultima Thule, il disco del 2012 con cui aveva annunciato il congedo dalla professione di cantautore.
Una voce che ha raccontato generazioni
Con la voce ruvida, la chitarra e una scrittura capace di unire poesia, storia, politica, ironia e autobiografia, Guccini aveva costruito uno dei repertori più riconoscibili della canzone d’autore italiana.
Da Auschwitz a Dio è morto, da La locomotiva a L’avvelenata, passando per Radici, Eskimo, Autogrill, Incontro, Amerigo, Cyrano e Canzone delle domande consuete, le sue parole avevano accompagnato generazioni diverse. Raccontavano il dubbio più che le certezze, le sconfitte più che le celebrazioni, la memoria e il passare del tempo, l’amore, la provincia, le disillusioni politiche e la ricerca ostinata di una coerenza personale.
Il suo primo album, Folk Beat n. 1, era uscito nel 1967. Nei decenni successivi erano arrivati dischi diventati fondamentali nella storia musicale italiana, tra i quali Radici, Via Paolo Fabbri 43, Amerigo, Metropolis, Signora Bovary e D’amore di morte e di altre sciocchezze. Il suo lavoro era stato più volte premiato dal Club Tenco, mentre i suoi testi erano entrati stabilmente nell’immaginario collettivo.
Il legame con Bologna
Accanto a Pavana, l’altra città decisiva era stata Bologna. Qui Guccini aveva studiato, insegnato e frequentato quell’universo di musicisti, studenti, intellettuali e osterie che avrebbe segnato profondamente la sua formazione.
Il 21 giugno 1984 era salito sul palco di Piazza Maggiore davanti a una folla immensa per il concerto poi diventato Fra la via Emilia e il West. Quella serata, condivisa con artisti come Lucio Dalla, Giorgio Gaber, Paolo Conte, Claudio Lolli, i Nomadi e Pierangelo Bertoli, era rimasta uno dei momenti simbolo della canzone italiana. Nel 2024 Guccini era tornato nella stessa piazza, quarant’anni dopo, per rivivere con Bologna quella pagina della sua storia.
Ancora negli ultimi mesi la città aveva continuato a lavorare sulla sua eredità artistica. Il Teatro Comunale di Bologna aveva annunciato Opera Guccini, progetto dedicato alla rilettura lirico-sinfonica delle sue canzoni, con spettacoli previsti nell’autunno del 2026.
Dalle canzoni ai romanzi
La scrittura di Guccini non si era fermata alla musica. Nel 1989 aveva pubblicato Cròniche epafàniche, il primo romanzo, inaugurando un percorso letterario profondamente legato alla lingua, alla memoria e ai luoghi dell’Appennino.
Dal 1997 aveva avviato anche la lunga collaborazione con lo scrittore Loriano Macchiavelli, con il quale aveva firmato otto romanzi. Nei suoi libri, come nelle canzoni, tornavano le radici familiari, il dialetto, i paesi destinati a cambiare o a scomparire e le storie minime travolte dalla grande storia.
Il saluto pubblico a settembre
Per ora il dolore resterà dentro la famiglia. La moglie Raffaella, la figlia Teresa e i familiari hanno ringraziato quanti si uniranno al lutto con affetto, discrezione e rispetto.
Le esequie saranno private, come aveva chiesto lo stesso Guccini. Il saluto collettivo arriverà a settembre, con una cerimonia commemorativa destinata a riunire chi nelle sue parole ha trovato una storia, un ricordo, una domanda o un pezzo della propria vita.