Il ritorno al Bois du Cazier.  A settant’anni dall’incendio che trasformò la miniera del Bois du Cazier in una tomba, la Cgil torna a Marcinelle per ricordare i 262 lavoratori morti l’8 agosto 1956. La delegazione sarà guidata dal segretario generale Maurizio Landini, atteso in Belgio nelle giornate di venerdì 7 e sabato 8 agosto.

La commemorazione sarà insieme un omaggio alle vittime e un richiamo all’attualità. Per il sindacato, la memoria della catastrofe non può essere separata dalla battaglia contro gli infortuni e le morti sul lavoro. Una questione che, a settant’anni da quella tragedia, continua a interrogare istituzioni, imprese e rappresentanze dei lavoratori.

Le iniziative promosse dalla Cgil si inseriscono in un programma avviato il 6 agosto e destinato a concludersi nella mattinata dell’anniversario. Landini raggiungerà il complesso minerario venerdì alle 14 per una visita al sito monumentale e museale, sorto nei luoghi in cui generazioni di emigrati scesero ogni giorno nelle gallerie per estrarre carbone.

Il punto stampa e la manifestazione sindacale

Alle 15 il segretario generale incontrerà i giornalisti davanti al monumento “Où la lampe passe, le mineur doit passer”, collocato di fronte al Bois du Cazier. La frase, legata alle durissime condizioni delle miniere, ricorda che il lavoratore era costretto a passare ovunque potesse avanzare la lampada, anche negli spazi più stretti e pericolosi.

Dopo il punto stampa, Landini parteciperà a un momento di approfondimento organizzato dall’Inca nazionale e dalla Cgil nazionale. Sono previsti gli interventi del Console generale d’Italia e della direttrice del sito museale. Alle 17 la delegazione raggiungerà la piazza centrale di Marcinelle per la manifestazione promossa insieme alla FGTB, la Federazione generale del lavoro belga.

Sabato 8 agosto, a partire dalle 8, il segretario generale e la delegazione sindacale prenderanno parte alla cerimonia commemorativa ufficiale. Sarà il momento più solenne delle celebrazioni, nel giorno esatto in cui, settant’anni fa, il fuoco e il fumo invasero i pozzi della miniera impedendo a quasi tutti i lavoratori presenti nel sottosuolo di tornare in superficie.

I 136 italiani morti nella miniera

Tra le 262 vittime della catastrofe figuravano 136 italiani. Erano uomini partiti da un Paese ancora segnato dalla guerra, dalla disoccupazione e dalla povertà, spesso lasciandosi alle spalle piccoli centri del Mezzogiorno e, in particolare, dell’Abruzzo. In Belgio avevano trovato salari indispensabili per sostenere le famiglie, ma anche turni estenuanti, alloggi precari e condizioni di lavoro estremamente rischiose.

La loro presenza nelle miniere belghe era legata all’accordo sottoscritto nel 1946 tra Italia e Belgio. Bruxelles avrebbe fornito carbone all’Italia, mentre Roma avrebbe favorito l’invio di manodopera destinata ai bacini minerari. Migliaia di lavoratori italiani raggiunsero così le regioni carbonifere belghe, diventando una componente decisiva della ricostruzione europea del dopoguerra.

L’incendio dell’8 agosto 1956 scoppiò dopo un incidente nel sistema di risalita. Cavi elettrici e condutture furono danneggiati, mentre il fumo e il monossido di carbonio si diffusero nelle gallerie. La speranza dei soccorritori si spense dopo giorni di ricerche, fino alla frase diventata il simbolo della tragedia: tutti cadaveri.

Una memoria europea ancora aperta

Dal 2001 l’8 agosto è la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, istituita per ricordare non soltanto i morti di Marcinelle, ma tutti gli italiani che hanno perso la vita lavorando lontano dal proprio Paese. La ricorrenza lega così la storia dell’emigrazione alla tutela della dignità e della sicurezza dei lavoratori.

Il Bois du Cazier è oggi un museo e fa parte dei principali siti minerari della Vallonia riconosciuti nel 2012 come patrimonio mondiale dell’Unesco. Le strutture industriali, i pozzi e gli edifici in mattoni sono stati conservati come testimonianza della storia mineraria europea e del costo umano pagato da migliaia di famiglie.

La memoria della strage continua inoltre a produrre nuove scoperte. Nel maggio 2026 è stata annunciata l’identificazione di altre due vittime tra i resti che per decenni non avevano avuto un nome. Il lavoro, avviato attraverso esumazioni e confronti genetici con i familiari, dimostra come la storia di Marcinelle non sia ancora definitivamente chiusa.

La sicurezza come impegno presente

La presenza della Cgil e di Maurizio Landini vuole riportare quella storia dentro il dibattito contemporaneo. Il sindacato considera la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro una priorità democratica, non una materia riservata agli addetti ai lavori. Ricordare i minatori significa quindi interrogarsi sulle responsabilità di oggi, sulla prevenzione, sui controlli e sulla formazione.

A settant’anni dalla tragedia, Marcinelle resta il simbolo di un’Europa costruita anche attraverso la fatica e il sacrificio dei migranti. Le celebrazioni del 7 e dell’8 agosto intendono tenere insieme il lutto, la storia dell’emigrazione italiana e la richiesta che nessun lavoratore sia più costretto a scegliere tra il salario e la propria sicurezza.