Pozzuoli

A sette giorni esatti dalla scossa di magnitudo 4.7 che il 31 luglio ha scosso le viscere della caldera flegrea, la conta dei danni restituisce un quadro d'emergenza che continua ad aggravarsi ora dopo ora. I dati ufficiali diramati dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli fotografano una vera e propria paralisi abitativa e sociale per centinaia di famiglie del litorale. I sopralluoghi tecnici proseguono senza sosta, ma la lista delle verifiche pendenti resta un macigno sulla vita quotidiana dei cittadini.

Il bilancio dei controlli: oltre 500 verifiche ancora in sospeso

Il lavoro delle squadre d'emergenza opera su ritmi serrati, ma il divario tra le richieste di intervento e le risorse disponibili continua a far registrare numeri imponenti:

770 interventi completati con successo sul territorio flegreo e napoletano;

546 verifiche di staticità ancora in coda, in attesa che i tecnici accertino le agibilità;

167 edifici sgomberati a causa di lesioni strutturali e crolli parziali;

812 unità abitative interdette, lasciando centinaia di persone senza un tetto.

A questo scenario si aggiunge la sofferenza delle infrastrutture di rete. Per far fronte alla crisi idrica che sta interessando diversi quartieri, i Vigili del Fuoco mantengono in servizio tre autobotti kilolitriche dedicate alla distribuzione straordinaria di acqua non potabile sulla città di Pozzuoli.

La forza d'intervento: 37 moduli operativi da tutta Italia

Per contenere l'impatto del bradisismo e garantire i controlli sugli immobili privati, sulle scuole e sul patrimonio storico-artistico, il Comando Provinciale di Napoli ha confermato la massima operatività dei rinforzi: "A una settimana dall'evento sismico, i dati con 770 interventi già effettuati e un dispositivo di 37 moduli Mo.Recs ancora pienamente operativo testimoniano la costanza dello sforzo messo in campo dal comando di Napoli insieme ai rinforzi regionali e nazionali." L'impiego delle unità specializzate non si limita alla verifica delle lesioni sui palazzi, ma copre anche il recupero di beni primari e masserizie all'interno degli appartamenti dichiarati inagibili, oltre al monitoraggio dei beni culturali a rischio.

Emergenza abitativa e tensioni sociali

Mentre le forze d'intervento assicurano che la presenza sul campo "non verrà meno finché ogni situazione di rischio non sarà stata verificata e messa in sicurezza", per le 812 famiglie evacuate la gestione del quotidiano si fa sempre più complessa. Tra la lentezza nella concessione dei contributi per l'autonoma sistemazione, i disservizi idrici ed elettrici e l'incertezza sul futuro delle abitazioni, la pressione rimane ai livelli di guardia, in attesa che le risorse stanziate dal Governo si traducano in cantieri e risposte concrete.