Salerno

“A Salerno ho lasciato un pezzo di cuore. L’armadietto non l’avevo ancora svuotato perché speravo in un finale diverso. E soprattutto perché avrei voluto continuare e salutare con la promozione in B quella che considero una missione lasciata a metà”. Vladimir Golemic non ha lo status di svincolato, bensì di “atleta sospeso dal Tribunale Nazionale Antidoping”. Un compagno di viaggio indesiderato, scoperto a sorpresa in un pomeriggio di giugno e da scrollare via al più presto. Proprio il tempo è il suo avversario più grande. Dovrà aspettare settembre, perché dopo la tempestività nella prima decisione sullo stop, il TNA ha deliberato la sospensione dei termini processuali relativi ai giudizi dall’1 al 31 agosto 2026. “Il decorso dei termini riprenderà a decorrere dalla fine del periodo di sospensione”, si legge così nel comunicato stampa diramato dall’organo competente.

E quindi per Golemic un’estate senza calcio, in attesa di dover superare un altro ostacolo, con la tagliola del giudizio sospeso fino a settembre che pende sulla sua testa e lo priva di quello che per lui è vita. Appena due anni fa incassò la non idoneità per un problema cardiaco. Lottò in silenzio, contro tutto e tutti per poter ritornare in campo, sfidando l’indifferenza degli organi sportivi. Ora fa lo stesso, con la tempra dei duri, dei leader: “Devo aspettare, non posso fare altrimenti. Voglio farlo in silenzio. Se dovessi avere l’opportunità di ritornare in pista mi farò trovare pronto. Mi sto allenando due volte al giorno. E’ vero, mi mancherebbe il ritmo partita ma sono sicuro che tornerei al top in poco tempo. Voglio farlo per la mia famiglia che da anni si sposta con me in ogni angolo d’Italia. Ecco perché lasciare Salerno ha avuto in me una sensazione di dolore più forte: stavamo bene, ci eravamo ambientati alla grande. Sentire il calore della piazza per strada ogni giorno era solo che un piacere”.

“Rinnovo? Ci speravo, non sapevo quali piani avesse la società”

La notizia della sospensione ha sorpreso tutti: “All’inizio è stato un contraccolpo per tutti. Poi i miei ex compagni di squadra mi sono stati vicini. Qualcuno mi ha detto anche che mi aspettava in ritiro. Successivamente anche qualche membro dello staff mi ha chiesto informazioni. Ma non era un atto dovuto”. Così come il rinnovo di un contratto scaduto il 30 giugno dopo l’accordo arrivato nell’agosto 2025, dopo una lunga attesa: “Non so quali fossero i piani della società. Ero arrivato col piano chiaro di centrare la promozione in serie B. Ci siamo andati vicini, l’abbiamo sfiorata. Ed è un peccato non averlo centrato proprio quando sembrava ad un passo. Se avessero voluto immagino ne avremmo parlato alla fine del campionato. Ma immagino che avranno fatto le loro valutazioni. Anche perché erano consapevoli che io avrei voluto continuare. Non amo lasciare le cose a metà. Purtroppo il contratto in scadenza non è qualcosa che puoi controllare. Lo accetti e vai avanti con più forza e determinazione. Ovvio che dispiace, avrei voluto dare continuità al mio percorso, in particolar modo con Cosmi in panchina”.

“Cosmi umile ma esigente”

Il finale di stagione gli aveva riconsegnato i gradi di leader non solo della difesa ma della squadra granata. Titolarissimo con Serse Cosmi, elemento di indiscussa esperienza per il tecnico, al quale Golemic non fa mancare parole d’elogio: “Lui ha l’età di mio padre. E’ una persona umile, simpatica ma allo stesso tempo esigente. Chiede tanto, si affida alla cura del lavoro. Mi ritrovavo con lui perché sono cresciuto sotto la pressione e l’invito a dare ancora di più. Ed infatti ho spinto al massimo, perché il suo modo di lavorare mi piaceva. Lo conoscevo già da Crotone, con la delusione per una retrocessione che bruciava per come era arrivata. Ne abbiamo perso di punti alla fine, molti dei quali sanguinosi”.

“Il gol di Crespi ha cambiato l’inerzia dei playoff”

Il richiamo è naturale, rievoca quella rovesciata di Crespi nella semifinale d’andata col Brescia che ammutolì l’Arechi e spense la Salernitana nella corsa playoff: “Quel gol è stato determinante. Quando hai la vittoria tra le mani e manca pochissimo, il pareggio ti taglia le gambe. Invece quel momento ci ha proprio dato la sensazione di aver cambiato l’inerzia del discorso qualificazione. Abbiamo perso tanto a livello emotivo perché non abbiamo avuto il tempo di cancellare quella delusione visti anche i pochi giorni ravvicinati. Poi vai a Brescia e dopo pochi secondi incassi lo svantaggio. Tutto quanto messo insieme ci è costato il cammino verso la B”.

Il virus di inizio anno e le tante esclusioni

L’epilogo di un’avventura iniziata a tutto gas, prendendosi la maglia da titolare e la leadership nel cuore della difesa, certezza nell’undici di Raffaele. Poi il nuovo anno, il ko di Siracusa a minare le certezze nello spogliatoio e un virus che costringe Golemic ad uscire di scena. “E’ stato tutto così strano. Già a Siracusa non stavo benissimo eppure i dati dicevano che era stata una delle migliori partite a livello fisico. Il punteggio parlava di sconfitta. Dopo pochi giorni quell’influenza mi ha mandato al tappeto e mi è costata tantissimo perché per tre settimane ero sotto antibiotico e ovviamente non riuscivo a dare il meglio”. Lo scudo alto su Giuseppe Raffaele: “Inutile dare la caccia ai colpevoli, abbiamo sbagliato tutti. Eravamo partiti bene, siamo stati primi in classifica per tanto tempo. Poi l’infortunio di Inglese, alcuni passaggi a vuoto, il mercato di gennaio con tanti movimenti ci hanno rallentato, escludendoci dalla volata di fine anno”.

Il bilancio finale

La B purtroppo resta il grande traguardo non tagliato. Eppure in Golemic nel finale della scorsa stagione ci sono tutti gli aspetti positivi dal quale ripartire: “Siamo stati bravi nel ricompattarci. La squadra ha fatto quadrato e la piazza ha capito che noi non avevamo colpe dei risultati delle annate passate e che solo insieme potevamo provare a riprenderci la serie B. Ci abbiamo provato tutti insieme, mettendoci alle spalle le frustrazioni ma unendo le forze per fare strada nei playoff. Per me è stato meraviglioso vedere come tutti volevano essere protagonisti del momento per provare a riportare la Salernitana in B. Lo reputo il più grande successo. Sapere che lo stadio fosse sold-out nei playoff è stato un successo. E allo stesso l’amarezza per quella finale sfiorata forse è ancora più forte anche per questo”.