Napoli

Napoli accelera e si conferma la locomotiva economica del Mezzogiorno. Nel 2026 il capoluogo campano è stimato in crescita dell’1,5%, un dato nettamente superiore alla media del Sud, ferma allo 0,8%, e appena dietro Milano e Roma, entrambe al +1,6%.
È quanto emerge dalla mappa del Pil 2026 elaborata dal Cer per Confesercenti sulla base delle ultime previsioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che indicano una crescita dell’economia italiana dello 0,9%.
Un risultato che mette Napoli al centro di una nuova geografia dello sviluppo. Nel Mezzogiorno il capoluogo campano precede Bari, stimata al +1,3%, e si distingue per una dinamica economica che sembra andare oltre la sola componente turistica.

A sottolinearlo è Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Napoli e Campania, che legge nel dato la conferma di una trasformazione in corso: «Napoli continua ad essere una di quelle città del Mezzogiorno che sta trascinando i numeri turistici, l’attenzione sul territorio, gli investimenti e le opportunità».

Secondo Schiavo, a rafforzare questa posizione è anche la capacità della città di imporsi sulla scena internazionale. «Napoli nel mondo è un brand di altissimo riguardo ed oggi rimane anche una città di altissimo potenziale di investimento e di guadagni», sottolinea.

A spingere la crescita sono anche le grandi manifestazioni e gli eventi che nei prossimi anni porteranno Napoli sotto i riflettori internazionali. America's Cup, grandi appuntamenti sportivi e finali di tennis rappresentano, secondo Schiavo, occasioni capaci di generare ricadute sul tessuto economico e imprenditoriale.

«Napoli si è candidata nel passato nella sua follia, oggi nella sua certezza di essere una città che ha facoltà di poter raccogliere i grandi eventi, di poterli far diventare sempre più importanti», osserva il presidente di Confesercenti Napoli e Campania, evidenziando anche il ruolo delle imprese locali: «Con il suo tessuto imprenditoriale sta dando risposte eccezionali».

La fotografia economica non è però priva di ombre. A Napoli i prezzi sono stimati in aumento del 3,5%, un dato significativo anche se inferiore al +4,3% di Reggio Calabria, che registra l'incremento più alto tra i capoluoghi italiani.

Su questo fronte Schiavo sottolinea come anche il Mezzogiorno abbia progressivamente ridotto il tradizionale vantaggio sul costo della vita rispetto al resto d’Italia. «Il Sud si sta allineando a quelli che sono i costi più o meno dell’Italia», spiega.

Restano però alcune differenze. Il presidente di Confesercenti cita il costo di prodotti e servizi di uso quotidiano: dal caffè, che a Napoli può ancora essere acquistato intorno a un euro o poco più, al latte e ai prodotti lattiero-caseari, favoriti dalla presenza di produzioni locali.

Il quadro che emerge è quindi quello di una Napoli in crescita, sempre più attrattiva per turismo, investimenti ed eventi, ma chiamata anche a gestire le conseguenze di questa espansione, a partire dall’aumento dei prezzi.

Nel confronto con il resto del Paese, il dato del Pil resta comunque significativo: mentre Sud e Isole si fermano complessivamente allo 0,8%, Napoli arriva all’1,5%, quasi il doppio della media dell’area.

Una performance che, secondo Confesercenti, conferma il ruolo delle grandi città come motori autonomi dello sviluppo nazionale. E Napoli, oggi, sembra avere tutte le carte per essere uno dei principali motori della crescita del Mezzogiorno.