L’errore durante il trasferimento di un embrione riporta al centro dell’attenzione la sicurezza nei percorsi di procreazione medicalmente assistita. Episodi considerati rarissimi, ma capaci di avere conseguenze enormi per le coppie coinvolte e di riaprire il confronto sulle procedure adottate nei laboratori. A chiedere un rafforzamento delle garanzie è Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.), secondo il quale le tecnologie oggi disponibili permettono di rendere estremamente difficile uno scambio di campioni.

La tracciabilità dal gamete all’embrione

Il punto centrale è la possibilità di seguire l’intero percorso biologico della coppia. I sistemi elettronici di identificazione consentono infatti di associare ovociti, spermatozoi ed embrioni alla paziente e di verificarne la corrispondenza nelle diverse fasi della procedura.

Secondo Greco, nei centri di maggiori dimensioni alla tecnologia viene generalmente affiancato anche il controllo degli operatori. Prima del trasferimento dell’embrione viene inoltre effettuato il riconoscimento della paziente. L’obiettivo è costruire una successione di verifiche capace di intercettare un’incongruenza prima che possa trasformarsi in un errore clinico.

I sistemi elettronici di witnessing possono identificare i materiali utilizzati durante il trattamento e segnalare eventuali incompatibilità. Le tecnologie basate sulla radiofrequenza, per esempio, permettono di associare i contenitori e i campioni a identificativi univoci e di controllare le diverse fasi di lavorazione nel laboratorio.

La richiesta di rendere obbligatorio il Witness

È proprio su questo passaggio che il presidente della S.I.d.R. sollecita una riflessione normativa. Dopo gli episodi di scambio emersi negli anni, secondo Greco andrebbe valutata l’introduzione obbligatoria del sistema Witness in tutti i centri che effettuano trattamenti di procreazione medicalmente assistita.

Lo stesso centro diretto da Greco indica l'impiego di un sistema Witness per garantire la tracciabilità dei gameti. Il principio è quello di creare una catena di identificazione elettronica che accompagni il materiale biologico durante il percorso di laboratorio e renda immediatamente riconoscibile una mancata corrispondenza.

Un ulteriore livello di verifica può arrivare, nei centri e nei percorsi in cui viene effettuata, dalla diagnosi genetica preimpianto, che consente l'analisi genetica dell'embrione. Si tratta però di un ambito distinto dal sistema di identificazione e tracciabilità, che resta il presidio specificamente rivolto alla prevenzione degli scambi.

Una questione che torna dopo i precedenti

Il problema non è nuovo. In Italia resta nella memoria il caso dello scambio di embrioni avvenuto nel 2014 all'ospedale Sandro Pertini di Roma, vicenda che aprì anche un complesso confronto giuridico sulla genitorialità e sul rapporto tra legame genetico, gravidanza e nascita.

A distanza di anni, l'evoluzione tecnologica ha aumentato gli strumenti disponibili per prevenire errori di identificazione. Proprio per questo, secondo la Società Italiana della Riproduzione, la discussione non dovrebbe limitarsi alla gestione del singolo episodio, ma riguardare gli standard di sicurezza da garantire uniformemente nei centri di Pma.

La questione investe anche la fiducia delle coppie che affrontano percorsi spesso lunghi e delicati. Rendere omogenei i sistemi di tracciamento significherebbe aggiungere una barriera tecnologica alle procedure di controllo umano già previste, riducendo ulteriormente la possibilità che un errore di identificazione arrivi fino al momento del trasferimento.

Fonti: Società Italiana della Riproduzione; Ministero della Salute, Relazione sulla procreazione medicalmente assistita; ANSA; documentazione scientifica sui sistemi elettronici di witnessing in laboratorio Pma.