A soli cinque mesi dalla morte di Ali Khamenei, l'Iran potrebbe trovarsi nuovamente davanti alla questione più delicata del proprio sistema politico: la successione alla Guida Suprema. Al centro delle indiscrezioni c'è questa volta Mojtaba Khamenei, 56 anni, figlio del precedente leader e scelto dall'Assemblea degli Esperti all'inizio di marzo, dopo l'uccisione del padre nei raid israelo-americani del 28 febbraio.
Secondo quanto riferito da IranWire, citando fonti vicine all'amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian, negli ambienti governativi iraniani circolerebbe una forte preoccupazione per le condizioni fisiche della nuova Guida Suprema. Una fonte avrebbe sostenuto che i vertici non sarebbero sorpresi da un improvviso annuncio della sua morte. Si tratta, tuttavia, di informazioni che non hanno ricevuto conferme indipendenti e che le autorità iraniane non hanno ufficialmente avallato.
Il mistero sulle condizioni di Mojtaba Khamenei
L'assenza pubblica di Mojtaba Khamenei accompagna praticamente dall'inizio il suo mandato. Reuters aveva riferito già a luglio che il leader era rimasto lontano anche dalle principali cerimonie funebri organizzate per il padre e che fonti iraniane attribuivano la sua invisibilità alle ferite riportate durante l'attacco del 28 febbraio e a ragioni di sicurezza. Secondo le stesse fonti avrebbe continuato comunque a partecipare alle decisioni dello Stato.
Il presidente Pezeshkian aveva dichiarato in maggio che le condizioni della Guida stavano migliorando, ma l'assenza di apparizioni pubbliche, nuovi discorsi registrati e immagini inequivocabilmente recenti ha alimentato per mesi interrogativi sulla sua reale capacità di esercitare il potere. Reuters ha riferito che Khamenei avrebbe riportato anche lesioni al volto nel bombardamento nel quale venne ucciso il padre.
Nelle ultime ore è arrivato però un elemento nuovo. L'agenzia semiufficiale iraniana Mehr ha diffuso un video attribuito a Mojtaba Khamenei, apparentemente per contrastare le indiscrezioni sulle sue condizioni. Il filmato è però privo di una data verificabile e, di conseguenza, non consente da solo di stabilire quale sia oggi lo stato di salute della Guida Suprema.
È proprio questa incertezza a rendere inevitabile la domanda su chi potrebbe assumere il vertice della Repubblica islamica qualora si aprisse una nuova vacanza del potere.
Hassan Rouhani, il nome dell'ala pragmatica
Tra i nomi destinati a tornare in circolazione c'è quello di Hassan Rouhani, presidente della Repubblica dal 2013 al 2021 e protagonista dell'accordo nucleare raggiunto nel 2015 con le potenze internazionali.
Rouhani rappresenterebbe una soluzione radicalmente diversa dalla continuità incarnata da Mojtaba. È associato all'area pragmatica e moderata del sistema e a una linea maggiormente favorevole al confronto diplomatico con l'Occidente. Il suo nome era già emerso nella successione aperta dopo la morte di Ali Khamenei.
Le sue possibilità reali restano però difficili da valutare. L'Assemblea degli Esperti, organismo costituzionalmente incaricato di scegliere la Guida Suprema, è dominata da esponenti conservatori. Inoltre Rouhani era stato escluso dalle elezioni del 2024 per la stessa Assemblea dal Consiglio dei Guardiani, segnale della diffidenza nei suoi confronti da parte dell'ala più rigida dell'establishment. Analisti del Carnegie Endowment avevano già osservato durante la precedente successione che proprio la composizione dell'Assemblea rendeva poco probabile la scelta di un moderato.
Hassan Khomeini e il peso di un cognome simbolico
L'altro nome politicamente e simbolicamente fortissimo è quello di Hassan Khomeini, nipote di Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica islamica.
Cinquantatreenne, religioso di orientamento relativamente moderato e custode del mausoleo del nonno a Teheran, non ha mai ricoperto incarichi di governo. Negli anni ha mantenuto rapporti stretti con figure dell'area riformista, tra cui Mohammad Khatami e lo stesso Rouhani, e in diverse occasioni ha chiesto cambiamenti nel funzionamento delle istituzioni iraniane.
Il suo cognome gli garantisce un capitale simbolico che pochi altri esponenti del sistema possono vantare. Un eventuale passaggio a Hassan Khomeini consentirebbe teoricamente alla Repubblica islamica di riaffermare il legame con il fondatore della rivoluzione del 1979 tentando, allo stesso tempo, un parziale cambio di linea politica.
Anche il suo percorso, tuttavia, è stato ostacolato dall'apparato conservatore. Quando cercò di candidarsi all'Assemblea degli Esperti, venne escluso dal Consiglio dei Guardiani. Reuters ha ricordato come quella decisione fosse stata interpretata anche come un modo per impedire all'area riformista di conquistare un candidato forte per la futura successione.
L'ala dura resta favorita
Limitare la partita a Rouhani e Khomeini rischierebbe però di restituire un quadro incompleto. Nell'apparato della Repubblica islamica esiste un gruppo di religiosi conservatori che potrebbe risultare molto più compatibile con gli equilibri dell'Assemblea degli Esperti e con il peso crescente dei Guardiani della Rivoluzione.
Nella precedente corsa erano stati indicati, tra gli altri, l'ayatollah Alireza Arafi, Gholamhossein Mohseni-Ejei, capo della magistratura, Mohammad Mehdi Mirbagheri e Mohsen Araki. La loro forza deriverebbe soprattutto dalla possibilità di garantire continuità al sistema senza compiere la scelta politicamente controversa di una nuova successione dinastica.
Il ruolo dei Pasdaran sarebbe ancora una volta decisivo. Mojtaba Khamenei aveva costruito negli anni rapporti strettissimi con i Guardiani della Rivoluzione e fonti citate da Reuters hanno attribuito proprio al loro sostegno un peso determinante nella sua ascesa alla guida del Paese.
Una seconda successione cambierebbe gli equilibri dell'Iran
La morte o l'impossibilità di esercitare le proprie funzioni da parte della Guida Suprema non comporterebbe un trasferimento automatico del potere a uno dei nomi oggi circolanti. La scelta spetta costituzionalmente all'Assemblea degli Esperti, l'organismo di religiosi incaricato di nominare e, almeno formalmente, anche di rimuovere il leader.
Una seconda successione in pochi mesi sarebbe però un evento senza precedenti per la Repubblica islamica. Dopo Ruhollah Khomeini, morto nel 1989, Ali Khamenei aveva governato per quasi 37 anni. L'ascesa del figlio Mojtaba aveva già segnato un passaggio traumatico, avvenuto nel mezzo della guerra e accompagnato dalle polemiche sul carattere quasi dinastico della scelta.
Una nuova vacanza al vertice riaprirebbe quindi non soltanto la partita personale tra i possibili candidati, ma anche quella sulla direzione futura dell'Iran. Da una parte la continuità conservatrice sostenuta dagli apparati militari e di sicurezza, dall'altra la possibilità di affidarsi a una figura capace di ridurre l'isolamento internazionale e ricomporre almeno in parte le profonde tensioni interne.
Per il momento, però, il dato più importante resta l'incertezza. Le indiscrezioni sulle condizioni di Mojtaba Khamenei sono gravi, ma non verificate in maniera indipendente. E il video diffuso nelle ultime ore da Mehr, proprio perché non datato, non chiude il caso. La battaglia per il dopo Khamenei, dunque, non è ancora iniziata ufficialmente. Ma a Teheran i possibili schieramenti sono già riconoscibili.